“Un vero giornalista rimane nei fatti per indirizzare la storia degli uomini verso il suo riscatto dal male, dalla menzogna, dall’ingiustizia”. Così l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nell’omelia della celebrazione eucaristica in memoria dei giornalisti siciliani uccisi dalla mafia, promossa dall’Ucsi Palermo e dall’arcidiocesi nel giorno dedicato al ricordo dei cronisti morti a causa del loro lavoro. Nell’omelia, mons. Lorefice ha accostato il compito del giornalista all’immagine evangelica della vite e dei tralci, sottolineando che il vero cronista “rimane sul pezzo”, “dimora” dentro i fatti, non si limita a raccontarli dall’esterno ma si lascia interrogare dalla realtà e dalle sofferenze degli uomini. “Si sporca le mani per approfondire i fatti, per aiutare a interpretarli in verità”, ha detto, citando anche l’insegnamento di Mario Francese: “Leggi bbono i carti e parra cca ggenti”.
Il presule ha ricordato gli otto giornalisti siciliani assassinati dalla mafia – Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Mario Francese, Peppino Impastato, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno e Beppe Alfano – definendoli “vivi, reattivi, provocatori”, capaci ancora oggi di interrogare le coscienze con la loro testimonianza. Per Lorefice, la loro vita racconta una “parabola” di libertà e giustizia, perché hanno scelto di servire la verità fino alle estreme conseguenze. “Finché ci saranno uomini e donne disposti a dare la vita perché altri abbiano la vita – ha concluso –, il male non prevarrà”.