Sud Sudan: mons. Carlassare (vescovo Bentiu), “nuove violenze e tensioni, la popolazione paga il prezzo delle divisioni”

(Foto Christian Carlassare)

“Fino a quando il Sud Sudan resterà ostaggio di conflitti e divisioni interne, impedendo alla popolazione di beneficiare delle proprie risorse?” È la domanda cruciale di mons. Christian Carlassare, vescovo di Bentiu e missionario comboniano, che da anni vive tra le comunità colpite da violenza e povertà. “Non è un Paese povero, ma impoverito – sottolinea in una intervista al Sir – ricco di petrolio, oro e terre, ma con persone che vivono nella miseria e nell’insicurezza”. Di origine vicentine, 49 anni, mons. Carlassare ha operato in diverse diocesi sudsudanesi, affrontando anche episodi di violenza personale, come il ferimento alle gambe nel 2021. Oggi osserva con preoccupazione il riemergere di tensioni e massacri, con decine di migliaia di sfollati e una crisi alimentare crescente: secondo Medici senza frontiere, solo nelle ultime settimane almeno 58 persone sono morte a Nyatim, Stato di Jonglei, mentre le autorità limitano l’accesso degli aiuti. Il vescovo denuncia le conseguenze dell’azione militare governativa, che mira a debellare le opposizioni ma colpisce civili, e il fallimento del dialogo politico, tra arresti di leader e militari frammentati. Scettico sulle elezioni previste a dicembre 2026, mons. Carlassare sottolinea che “mancano partiti strutturati, circoscrizioni, censimenti; senza condizioni minime, il rischio è che le elezioni aumentino la violenza”. “La cosa triste è che a perdere è la popolazione”, afferma. Le crisi locali, le tensioni etniche e la gestione delle risorse continuano a generare violenza, mentre la Chiesa rimane “una voce che grida nel deserto”, pur sperando nei giovani e nella scuola. Il vescovo richiama l’attenzione internazionale: “È importante mantenere al centro dell’agenda globale la situazione di Sudan e Sud Sudan, come ha fatto Papa Francesco”.

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