Almeno 353 minori sono morti a causa della recente epidemia di Ebola nell’est della Repubblica Democratica del Congo, mentre i casi confermati tra bambini e adolescenti si avvicinano a 800. È l’allarme lanciato da Save the Children sulla base degli ultimi dati del ministero della Salute congolese. Al 2 agosto, nel Paese risultavano confermati quasi 4mila casi e oltre 1.700 decessi. L’attuale epidemia, avverte l’organizzazione, è quella con la diffusione più rapida mai registrata e “non se ne intravede ancora la fine”.
Nella provincia dell’Ituri, epicentro dell’emergenza, la crisi sanitaria si sovrappone a conflitti, sfollamenti e grave insicurezza alimentare. Oltre un milione di persone sono sfollate e molte vivono in insediamenti temporanei dopo essere fuggite dalle violenze. La regione registra, inoltre, alcuni dei più elevati tassi di malnutrizione infantile del Paese. “Molti pazienti arrivano alle cure con forte ritardo, riducendo le proprie possibilità di sopravvivenza e aumentando il rischio che i familiari siano già stati esposti”, dichiara Amy Mina, direttrice delle Operazioni di programma di Save the Children nella Repubblica Democratica del Congo. Le famiglie temono il contagio, la perdita del reddito e una possibile mancata riapertura in sicurezza delle scuole a settembre. I bambini, aggiunge Mina, hanno paura di essere separati dai genitori ammalati o ricoverati e alcuni hanno già perso le persone che si prendevano cura di loro.
La paura dell’Ebola sta inducendo anche alcune famiglie a evitare le strutture sanitarie: alcune donne incinte scelgono di partorire in casa o di rivolgersi ai guaritori tradizionali. Save the Children ha potenziato il sostegno ai centri sanitari, attraverso lo screening dei pazienti, la formazione del personale e la fornitura di dispositivi di protezione, e chiede di garantire ai minori il ritorno a scuola e l’accesso alle cure.