Suicidio assistito: Bozza (Facoltà teologica Triveneto), “promuovere una coraggiosa cultura della vita nella logica di Laudato si’”

“Da una cultura della cura (Francesco) e della vita (Giovanni Paolo II), in cui la libertà è a servizio di questa promozione, il piano scivoloso a cui siamo di fronte può portare, anche e soprattutto per ragioni di sostenibilità in tempi di finanze risicate, ad una cultura dello scarto (Francesco) e della morte (Giovanni Paolo II)”. Lo sottolinea Giorgio Bozza, docente di Teologia morale alla Facoltà teologica del Triveneto, in merito al dibattito sul tema del “fine vita” in vista del nuovo voto in Consiglio regionale del Veneto. “È esattamente l’allarme” del documento dei vescovi del Triveneto, che definisce il suicidio assistito “una scorciatoia”: “Il malato è indotto a percepirsi come un peso e la collettività finisce per giustificare il disinvestimento e il disimpegno nell’accompagnare il malato terminale. Non si tratta di limitati e singoli casi, ma di una frontiera che può aprire scenari sociali inediti”.
I vescovi, ricorda Bozza, nominano insieme i due pericoli dell’accanimento e dell’abbandono terapeutico e “ricordano che, se non è possibile guarire, si può sempre alleviare il dolore attraverso le cure palliative: primo compito della comunità civile e del sistema sanitario” è “assistere e curare, non anticipare la morte”, perché “il paziente inguaribile non è mai incurabile”.
Per il docente, “appare singolare che già diverse regioni ed enti locali abbiano recepito una proposta d’iniziativa popolare promossa da una singola associazione. Rispetto ad un processo di costruzione di una legislazione condivisa su un tema tanto delicato, appare quasi una resa della politica demandare l’intero dispositivo legislativo al lavoro di una singola associazione, pur con alcuni apprezzabili emendamenti e ritocchi. Un metodo di mediazione e di riduzione delle spigolosità più evidenti favorirebbe senza dubbio invece anche un clima meno polarizzato nell’opinione pubblica”. Il documento del 2023 segnalava già il rischio di una “babele normativa” e di un esodo verso le Regioni più libertarie, e indicava per contro ciò che alle Regioni davvero compete: “Rendere operativi i Comitati etici richiamati dalla stessa sentenza – oggi poco diffusi e spesso convocati quando tutto è già stato deciso – e promuovere la diffusione delle cure palliative, la formazione del personale, la presenza degli hospice, anche nella forma domiciliare. È su queste competenze che si misura la serietà di una Regione”.
L’augurio di Bozza “è che questo dibattito, da momento di scontro ideologico, possa diventare, anche per le comunità cristiane sovente divise come conseguenza delle appartenenze politiche, un momento di crescita e di dialogo rispetto a tematiche spesso dimenticate perché ritenute troppo complesse o divisive. In questa direzione va la richiesta dei vescovi di favorire uno ‘spazio etico’ nel dibattito pubblico, sulla scia del Comitato nazionale per la Bioetica (Vulnerabilità e cura nel welfare di comunità, dicembre 2021), e di promuovere una coraggiosa cultura della vita nella logica di Laudato si’: ‘tutto è connesso’ (n. 117)”.

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