Diocesi: mons. Maniago (Catanzaro) all’assemblea di Lungro, la liturgia “non è qualcosa da fare” ma da vivere

Foto Eparchia Lungro

“Quando si parla di liturgia si parla davvero di qualcosa di molto importante per la vita della Chiesa e non qualcosa che possa essere semplicemente derubricato come qualcosa da fare, se volete da un altro punto di vista il precetto da esaurire”. Lo ha detto questa mattina mons. Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente della Commissione episcopale per la liturgia della Cei, intervenendo a Lungro in occasione dell’assemblea diocesana sul tema “La divina liturgia vincolo di unità”. Per il presule “quando parliamo di liturgia non dobbiamo cadere in alcune tentazioni che sono lì pronte ad aggredirci e a toglierci l’entusiasmo”, come l’idea di una liturgia come “qualcosa di scontato” e che “non ha bisogno di una nostra attenzione” o “pensare che la Liturgia possa essere qualcosa che coinvolge soltanto gli esperti: non dobbiamo mai dimenticare che la Liturgia è azione del popolo. Vuol dire che ci deve coinvolgere. Altrimenti rischiamo di non poterne godere la ricchezza”. “Ogni sforzo che nella Chiesa si fa per essere una sola cosa – ha detto mons. Maniago – “non è qualcosa di accessorio, non è una moda del momento. È rispondere al desiderio di Dio. Nasce una vita redenta, una vita che fa uomini e donne nuove”. La liturgia “così come l’ha voluta Gesù, con lo Spirito di Gesù, diventa non come per i pagani il tentativo di raggiungere la divinità per ottenere qualche briciola, soddisfare qualche piccolo interesse. Il culto cristiano vede al suo centro il desiderio del Signore. È lui che ci convoca, è lui che ci parla, è colui che dona, è colui che ci fa entrare nel grande mistero di Dio, Uno e Trino. È Lui che ci vuole uniti, in una comunione che non è uniformità ma comunione di talenti e di ricchezza. Una comunione che rende viva e testimonia la Chiesa”. I giovani – ha concluso mons. Maniago – “devono trovare una comunità che ci crede, una comunità che nonostante le fatiche del camminare insieme crede che l’unità sia il bene primario” ed ha invitato a “recuperare la sensibilità verso i simboli, i segni della liturgia. Altrimenti si appiattisce tutta la liturgia. Il rito bizantino è ricchissimo di segni e simboli che parlano del Mistero di Dio. Non per dirci che Dio è misterioso, ma ci mostrano la vita di Dio”.

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