Una sconfitta per le ambizioni europeiste di almeno una parte dell’Islanda e per la strategia di allargamento a Nord dell’Unione, ma pur sempre “una vittoria per la democrazia”. Accetta la sconfitta la premier Kristrún Frostadóttir, commentando così il risultato del referendum sulla riapertura dei negoziati di adesione all’Ue fortemente voluto proprio dal suo schieramento. “Il 53% della popolazione non desidera compiere un passo più ampio in questo momento, ma il 47% si è mostrato interessato: dobbiamo affrontare i prossimi mesi rispettando tutti i punti di vista”, ha dichiarato, sottolineando come l’elevata affluenza (oltre l’82%) dimostri la vitalità della partecipazione democratica islandese anche su un tema che molti davano per destinato all’indifferenza. La premier ha poi tenuto a precisare che gran parte del voto per il no non nasce da ostilità verso l’Europa, ma dalla soddisfazione per l’attuale assetto garantito dallo Spazio economico europeo e dall’accordo di libero scambio, impianto che il governo intende ora rafforzare. Frostadóttir ha inoltre fatto sapere di aver scambiato alcuni messaggi con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa subito dopo la diffusione dei risultati, definendo “altamente improbabile” una nuova iniziativa referendaria prima della fine del suo mandato, nel 2028, e probabilmente nemmeno dopo. Una battuta d’arresto che si traduce nel silenzio in cui si è chiusa Bruxelles per molte ore dopo la diffusione dell’esito: solo in serata una portavoce dello stesso Costa ha confermato lo scambio tra i due ribadendo che “l’Islanda rimane uno dei partner più stretti e fidati” dell’Unione europea e che c’è la volontà comune di “continuare a rafforzare le relazioni”. Dichiarazioni simili sono arrivate anche dal servizio di portavoce di Ursula von der Leyen, il quale ha fatto sapere che la Commissione europea ha preso atto dell’esito del referendum, rispettando la scelta della popolazione ma ribadendo che l’isola “rimane uno stretto partner dell’Unione”.