L’Alzheimer non è semplicemente una sfida sanitaria, ma una questione che tocca da vicino la dignità umana, l’equità sociale e la solidarietà collettiva. È questo il messaggio che emerge dal convegno “Alzheimer: bisogno sociale, responsabilità collettiva”, ospitato dalla Santa Sede presso il Palazzo della Cancelleria Vaticana. Vivere umanamente, soprattutto nella fragilità, custodendo relazioni d’amore, che non vengono meno quando svaniscono la memoria e l’intenzionalità cosciente, è la vera sfida del tempo presente come ha ricordato mons. Antonio Staglianò, presidente della Pontificia accademia teologica, intervenuto in videocollegamento. “La teologia – ha spiegato – ci consegna una verità che la società tecnocratica tende a dimenticare: la persona umana non coincide mai con la sola somma delle sue funzioni cognitive, produttive o relazionali”. Oggi assistiamo a uno scontro tra una cultura dominata dalla volontà di potenza, che spinge la scienza e la tecnologia ad aggredire la malattia, “dimenticando talvolta – ha continuato – la centralità della persona, e la tendenza a emarginare in una zona grigia di peso sociale chi perde la propria autonomia”. Di fronte all’Alzheimer, che azzera le performance individuali, si gioca una vera battaglia di civiltà: “quella di contrastare una razionalità utilitaristica che riconosce valore solo a chi è in pieno controllo della propria esistenza”. In conclusione, affermare la dignità della persona sofferente richiede un passaggio radicale, in cui “la prospettiva teologica si traduce in un orientamento politico e sociale concreto, che non si limita alla solidarietà astratta ma esige un sostegno reale per le famiglie e per le comunità, affinché nessuno sia lasciato solo a sostenere un peso altrimenti insostenibile”.