“Gli Emirati Arabi Uniti sono emblematici: il 90% della popolazione è migrante e occupa diversi livelli nella società emiratina, dai ruoli di alta dirigenza fino a quelli più umili”. Così mons. Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia Meridionale, in un’intervista al Sir sottolinea che “i Paesi del Golfo hanno nei lavoratori migranti un punto di riferimento decisivo” per la propria crescita economica, culturale e sociale. Sulla ripresa degli scontri nello Stretto di Hormuz, il presule osserva che a pagare il prezzo più alto sarebbero “i lavoratori più esposti alle conseguenze dirette del conflitto, che perderebbero l’occupazione in tempi brevi”, pur dicendosi convinto che queste società “siano in grado di affrontare nuove crisi”. Quanto al ruolo della Chiesa, mons. Martinelli ricorda che la sua presenza nel Golfo è anzitutto “a garantire il culto e la formazione cristiana dei fedeli”, senza dimenticare “che siamo ospiti in queste società”; ma indica come significativi i momenti di preghiera comune, gli incontri ecumenici tra le Chiese cristiane e quelli interreligiosi con le autorità locali. Resta un riferimento il documento sulla Fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmed el-Tayeb: “chiedono di interrompere i sentieri di morte, chiedono la pace, chiedono di poter camminare insieme e lavorare per una società più fraterna e più umana”, conclude il vicario apostolico, richiamandone lo spirito.