Legalità: Casapesenna, inaugurati 2 beni confiscati alla criminalità organizzata. Fico (Regione Campania), “dove c’era camorra ora c’è lo Stato”

“Potete distruggere tutti i fiori ma non potete impedire alla primavera di rifiorire”. È con questa immagine che il sottosegretario al Ministero dell’Interno Wanda Ferro ha raccontato il significato della giornata vissuta venerdì scorso a Casapesenna, dove due beni confiscati alla camorra sono tornati alla collettività trasformandosi in luoghi di servizio, lavoro e inclusione sociale.
Una primavera della legalità che prende forma in due immobili un tempo segnati dalla presenza della criminalità organizzata e oggi restituiti ai cittadini attraverso nuovi progetti: il Centro per il benessere degli animali domestici e il Caseificio sociale – Centro polifunzionale con laboratorio artigianale per la produzione della mozzarella di bufala campana.
Il Centro per il benessere degli animali domestici sorge su un’area di circa 750 metri quadrati confiscata ad Alfredo Zara. Un terreno che, dopo la confisca, era stato devastato da atti vandalici e che oggi rinasce con una nuova funzione sociale: offrire un servizio dedicato alla cura degli animali domestici, contribuire alla prevenzione dell’abbandono e affrontare il fenomeno del randagismo.
Il Caseificio sociale è stato realizzato in un immobile di circa 500 metri quadrati disposto su due livelli in Corso Europa, confiscato a Raffaele Capaldo, parente del capoclan Michele Zagaria. Anche questo bene aveva subito gravi danneggiamenti dopo la confisca.
“Dove c’era camorra ora ci siamo noi, c’è lo Stato”. Il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha sintetizzato così il significato della giornata. Per Wanda Ferro la doppia inaugurazione rappresenta “una giornata dal significato duplice: quello della sottrazione dei beni alla criminalità, ma soprattutto la dimostrazione che non basta combattere la criminalità con processi e arresti”. “Bisogna dimostrare – ha aggiunto il sottosegretario – che tutto ciò che è stato tolto ai cittadini sani e onesti ritorna loro in termini di servizio. Questo è possibile grazie al gioco di squadra tra Comune, Regione e Governo, ma soprattutto grazie ad Agrorinasce, che amministra tanti beni confiscati”.
La presidente di Agrorinasce Maria Antonietta Troncone ha sottolineato “un risultato importante: beni sottratti alla criminalità vengono utilizzati per attività sociali e produttive, restituendo alla comunità orgoglio, partecipazione civica e fiducia nel futuro”.
L’amministratore delegato di Agrorinasce Giovanni Allucci ha aggiunto: “Restituire nuova vita a due beni confiscati attraverso un centro per il benessere degli animali domestici e un caseificio sociale significa trasformare luoghi sottratti alla criminalità in spazi di utilità collettiva, capaci di produrre servizi, inclusione e opportunità. Oggi questi beni dimostrano che alla fine vince la comunità: ciò che è stato sottratto ai clan viene restituito ai cittadini e diventa strumento concreto di benessere e sviluppo del territorio”.

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