Incendi: don Raimondi (Rettore Santuario Madonna della Grotta di Praia a Mare), “ho dovuto decidere la chiusura, mio malgrado”

“Stringiamoci attorno, ma con il fuoco dell’amore, attorno al nostro santuario. Mi è dispiaciuto dover prendere la decisione della chiusura temporanea, proprio nell’anno del Giubileo, del settecentesimo anniversario dell’arrivo della statua. Sabato verrà nominato il legato pontificio: tutto concorreva al bello, quest’anno. È andata così. Ho dovuto decidere, mio malgrado, e comunicarlo alle autorità competenti”. Con queste parole il rettore del Santuario della Madonna della Grotta di Praia a Mare (Cs) si è rivolto ai fedeli in un video diffuso tramite Facebook, annunciando la chiusura del luogo sacro dopo l’incendio che ha interessato la zona di Monte Vingiolo, a sud di Praia a Mare. Le fiamme hanno devastato ampie porzioni di macchia mediterranea, avvicinandosi pericolosamente al santuario. Questo ha indotto il rettore ad adottare misure preventive per tutelare il patrimonio religioso: in via precauzionale la statua della Madonna è stata trasferita nella parrocchia. “Fa male, fa male perché è un luogo caro, soprattutto per chi esprime devozione alla Madonna. Il resto verrà”, afferma don Raimondi, che è in contatto con il Comune e con il vescovo della diocesi di San Marco Argentano‑Scalea, mons. Stefano Rega: “man mano che ci saranno novità le comunicherò”. “Viva la Madonna della Grotta, sempre: l’Immacolata trionferà, la Madonna trionferà. Il fuoco ha lambito il santuario, ma non può entrare dentro perché c’è Lei. Guardiamo questo evento come un disastro, certo, ma anche come un fuoco purificatore da tante cose: parole, scritture, pensieri”, conclude il sacerdote. Il santuario sta vivendo il Giubileo per i 700 anni dell’arrivo dell’effigie della Madonna, che raggiungerà il suo culmine nell’agosto 2026. La memoria più antica colloca l’evento proprio nell’estate del 1326: un bastimento proveniente da Ragusa rimase improvvisamente immobile al largo, bloccato da una bonaccia inattesa. Nella cabina del capitano fu trovata una piccola statua. L’equipaggio, turbato dall’incidente, la ritenne responsabile di quel fermo inspiegabile. La paura generò reazioni scomposte: qualcuno arrivò a proporre di liberarsene gettandola in mare. Per evitare gesti impulsivi, il capitano decise di deporla in una grotta vicina alla riva. All’alba, un ragazzo del posto notò la statuetta tra le rocce. La raccolse con rispetto e la portò nella Chiesa della Visitazione di Aieta, convinto di aver trovato un dono inatteso. Ma durante la notte l’effigie scomparve. Il mattino seguente fu ritrovata di nuovo nella grotta, posata sullo stesso sasso dove era stata lasciata.

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