“Nelle nostre chiese preghiamo costantemente per la pace e perché prevalga il senso del bene comune e non gli interessi di parte”. Lo afferma in un’intervista al Sir mons. Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia Meridionale, guardando con preoccupazione alla ripresa degli scontri nello Stretto di Hormuz dopo la tregua dello scorso aprile. Frate cappuccino, dal 2022 alla guida della circoscrizione ecclesiastica che comprende Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen, mons. Martinelli racconta che con la tregua di aprile “la vita quotidiana è gradatamente tornata alla normalità”: a Dubai le limitazioni ai luoghi di culto sono state rimosse, mentre in Oman “la situazione è stata sempre sotto controllo”. Il numero dei fedeli resta però diminuito a causa dei rimpatri dei mesi scorsi. Sulla ripresa degli scontri, il presule ammette: “Ci amareggia e ci preoccupa, anche perché non si capisce quale possa essere la prospettiva futura”. La preoccupazione maggiore riguarda settembre, con la ripresa delle attività ecclesiali dopo la pausa estiva. Quanto a un possibile ruolo di mediazione, mons. Martinelli guarda all’Oman: “Il Sultanato dell’Oman ha una tradizione forte di mediazione nei conflitti”, spiega, sottolineando però che “occorre la volontà da parte di tutti di riprendere il dialogo e far tacere le armi”. “Chiediamo di rifiutare ogni violenza nel nome di Dio – conclude – che è sempre Dio della pace e della misericordia e mai Dio della guerra”.