Terra Santa: p. Ielpo (Custode), “Dio continua ad agire nella storia”

(Foto Cts)

“Viviamo in un tempo in cui spesso vediamo solo difficoltà, ferite, guerre e paure. Anche qui in Terra Santa non mancano i motivi di preoccupazione. Talvolta potremmo essere tentati di pensare che Dio sia lontano o silenzioso”. Lo ha detto padre Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, celebrando ieri sera nel monastero di San Giovanni in Montana, alle porte di Gerusalemme, la festa della Natività di san Giovanni Battista. Presenti la comunità dei frati, numerosi fedeli, il nunzio, mons. Giorgio Lingua, e il console di Spagna a Gerusalemme, José Javier Gutiérrez Blanco‑Navarrete. Nell’omelia, il Custode ha richiamato il significato attuale della nascita del Battista, invitando a leggere i segni dei tempi alla luce della fede. Un invito a non cedere allo scoraggiamento, ma a riscoprire una presenza che continua a operare nella storia: “La nascita di Giovanni ci ricorda invece che Dio continua ad agire nella storia. Non abbandona il suo popolo. Non dimentica le sue promesse. Spesso opera in modo discreto e silenzioso, ma non smette mai di guidare il cammino dell’umanità”. Il Custode ha poi sottolineato il valore unico della celebrazione proprio in Terra Santa: “Celebrare oggi la Natività di san Giovanni Battista qui, in Terra Santa, ha un significato ancora più profondo. Questa terra custodisce la memoria delle grandi opere di Dio. Qui Giovanni è nato. Qui ha iniziato la sua missione. Qui Gesù ha camminato. Qui il Vangelo continua a risuonare ancora oggi”. Ricordare, ha spiegato, non significa guardare al passato con nostalgia, ma riconoscere l’opera di Dio nel presente: “Ricordare non significa guardare con nostalgia al passato. Significa riconoscere che il Dio che ha agito allora continua ad agire anche oggi”. Da qui l’invito a recuperare lo stupore della fede, anche nel contesto segnato da tensioni e conflitti: “Per questo chiediamo la grazia dello stupore. Lo stupore di Elisabetta. Lo stupore dei vicini. Lo stupore di quella gente semplice che ha saputo riconoscere la presenza di Dio nella propria storia”. Una capacità, ha aggiunto, da riscoprire anche oggi: “Anche noi abbiamo bisogno di ritrovare la capacità di meravigliarci: riconoscere i segni della presenza di Dio nelle piccole cose della vita, nelle persone che incontriamo, nelle comunità che continuano a vivere, nei gesti di carità, nei passi di riconciliazione, nelle famiglie che continuano ad amare e nei giovani che non smettono di sperare”.

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