Pastorale: don Tonello (Issr Padova), “la comunità cristiana alle prese con le sfide di significato, d’identità, di autorevolezza, missionaria e generativa”

(Foto Centro di orientamento pastorale)

“La perdita di rilevanza della parrocchia e la sua crisi nella società moderna vanno ricercati attorno ad alcuni nuclei, passando dal concetto di crisi a quello di sfida: sfida di significato, d’identità, di autorevolezza, missionaria e generativa”. Ne è convinto Don Livio Tonello, docente presso l’Istituto superiore di Scienze religiose di Padova, intervenuto questa mattina alla giornata conclusiva della 75ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale che si è svolta ad Assisi, presso la Domus Pacis Hotel.
Riguardo alla “sfida di significato”, il sacerdote ha domandato: “Ha ancora senso parlare di parrocchia? Esisterà ancora la parrocchia? Perché continuare a designare con il termine ‘parrocchia’ (para-oikia) una istituzione che si sta trasformando nel suo funzionamento, nella sua struttura istituzionale, nel modo di immaginare la sua presenza dentro la società?”. L’obiettivo – ha spiegato – dev’essere quello di “mantenere il valore di una presenza sul territorio” caratterizzata da un’“apertura a tutti e non il circolo di iniziati, di eletti” e che “non chiede nessuna tessera di adesione”. Sulla “sfida di identità”, ha chiesto: “Cosa è oggi la parrocchia? Chi è oggi la parrocchia?”. Per don Tonello “si tratta di ritrovare l’identità sia strutturale che di missio per affrontare la sfida sul significato del proprio esistere, sul senso del proprio esistere”. Per questo, è necessario “mantenere l’identità comunitaria: essere comunità, fare assemblea, popolo di Dio in un luogo. La ristrutturazione è funzionale alla sua identità comunitaria”. Rispetto alla “sfida di autorevolezza”, il sacerdote ha ricordato che “la Chiesa attraverso le parrocchie (dal Concilio di Trento) aveva un controllo attivo sul territorio e sulle persone (pastorale di ‘inquadramento’)”. “Questo pilastro del cattolicesimo è venuto meno sia per la pluralità di soggetti influenti sia per la minor presenza del prete”, ha commentato, aggiungendo che “c’è una perdita del valore e del ruolo simbolico della Chiesa sul territorio. L’accorpamento di più parrocchie non garantisce la persistenza del ruolo della Chiesa in quel territorio. Rischia di essere entità tra le altre, specialmente nei centri urbani, dove sparisce anche visivamente”. È dunque importante “custodire la qualità della istituzione e delle prassi a servizio della vita quotidiana, della crescita personale, più che la quantità delle strutture e dei progetti, incentivando la dimensione della cura”. C’è poi la “sfida missionaria”, rispetto alla quale oggi “un ambito rilevante è quello dei ‘cristiani della soglia’: il credere non si misura solo sulla partecipazione alla messa domenicale. Ci sono soglie diverse di credenza”. Per il sacerdote “è necessario far crescere la ‘corresponsabilità’ ecclesiale di tutti (empowerment) valorizzando doni e carismi. È necessario sviluppare la ministerialità dei battezzati prendendo sul serio i nuovi ministeri non solo per la comunità ma per la società”. Infine, la “sfida generativa” che chiede di “mantenere la presenza di un cattolicesimo popolare: ‘per tutti’ anche se non ‘di tutti’” e di “mantenere l’autorevolezza dentro la cultura italiana per contrastare l’esculturazione”.

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