Giovani: Inapp, “nel Mezzogiorno il 59% dei neet è donna”. Forlani (presidente), “fenomeno richiede interventi differenziati”

Tra i neet italiani le donne rappresentano il 59% dei casi e il Mezzogiorno, considerando Sud e Isole, raccoglie il 52,6% del campione. È quanto emerge da un’indagine dell’Istituto nazionale per le analisi delle politiche pubbliche (Inapp) realizzata su 1.548 giovani neet tra i 15 e i 34 anni. Anche restringendo l’attenzione alla fascia 15-29 anni, in conformità con la fascia di età normalmente presa in considerazione, le donne restano prevalenti, pari al 55,4%.
“Il dato – spiega l’Istituto – conferma la necessità di guardare con particolare attenzione alla componente femminile: tra le giovani donne la condizione neet è più frequente e tende a intrecciarsi con transizioni adulte più complesse, carichi familiari e maggiori difficoltà di rientro nel lavoro”.
I risultati dell’indagine – prosegue l’Inapp – “suggeriscono che le politiche rivolte ai neet non possono essere uniformi: occorrono strategie diverse per intercettare i giovani più invisibili, accompagnare chi è disponibile, ma non attivo, sostenere chi cerca lavoro senza riuscire ad accedere alla prima esperienza, valorizzare chi ha competenze ma incontra ostacoli, e rendere compatibile l’attivazione con i carichi di cura e le condizioni di salute”.
Per Natale Forlani, presidente dell’Inapp, “la crescita dell’economia e dell’occupazione post Covid-19 hanno consentito di ridurre in modo consistente il numero dei giovani che non studiano e non lavorano, con risultati interessanti anche nei territori meno sviluppati. Ma rimane lo zoccolo duro del fenomeno, particolarmente concentrato sulla componente femminile e residente nel Mezzogiorno che richiede interventi differenziati: attrattività dei salari, conciliazione dei carichi familiari e lavorativi, formazione mirata con percorsi di inserimento post-scolastici più rapidi per evitare la cronicizzazione della condizione di un’attività”. “Poco meno dei due terzi dei giovani neet under 35 anni – ha aggiunto – conferma di essere attiva nella ricerca di lavoro o di essere interessata a farlo. È un patrimonio di risorse umane che non deve essere trascurato tenendo conto della domanda di lavoro delle imprese che non riscontra una carenza di lavoratori disponibili, per tutte le tipologie di qualificazione, destinata a proseguire nell’immediato futuro, che offre una straordinaria occasione per ridurre ulteriormente il fenomeno”.

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