“Il silenzio potrebbe bastare. Il silenzio e le lacrime, il fiume di lacrime sgorgate dagli occhi di chi ha conosciuto e amato Anna e i piccoli Giuseppe e Nicola, insieme a Maria Luce e al papà Francesco, ma anche di chi, senza averli mai incontrati, ne ha sentito parlare e letto in questi giorni. In questa celebrazione vogliamo affidare al cuore del Padre queste vite spezzate, e insieme pregare per chi resta: in particolare per Francesco che in un attimo ha perso la moglie e due figli ed è al capezzale della piccola Maria Luce che lotta fra la vita e la morte. Ci stringiamo a loro due con tutto l’amore di cui siamo capaci, perché ci auguriamo che sentano di non essere soli in questo momento così tragico”. Sono state queste le parole dell’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Claudio Maniago, durante i funerali della mamma che si è lanciata dal balcone di casa insieme ai figli. La più grande di sei anni è ora ricoverata presso l’ospedale pediatrico “Gaslini” di Genova.
Sono molte e “difficili” le domande che “salgono dal cuore”: “tutti sentiamo con chiarezza quanto fastidiosi siano questi interrogativi di fronte a un dolore così grande e che se anche una risposta si potesse dare a tutti questi interrogativi, potremmo solo sfiorare il mistero che ci sta davanti, senza riuscire a placare il nostro tormento”. Per l’arcivescovo il “silenzio sembra l’unica voce adatta a un dolore così grande, a un mistero così fitto, a una morte che ci lascia attoniti. Se abbiamo l’audacia allora di rompere il silenzio, in punta di piedi, non è per pronunciare parole terrene, impotenti e banali davanti all’enigma della morte, ma per lasciar risuonare l’unica grande parola di vita eterna”. Davanti a questa tragedia “ci siamo accorti quanto sia fragile la nostra vita: in un momento una misteriosa e imprevista eclissi nella nostra mente, può interrompere quell’avventura così grande che è un’esistenza umana fatta di affetti, di sentimenti, di progetti, di sogni… È un trauma che toglie per un attimo anche la capacità di pensare”. Il presule si è poi rivolto al papà e alla piccola sopravvissuta e ai loro cari che “sentono in modo particolare la sofferenza di questo momento”: “sappiamo bene che la morte delle persone che amiamo produce una ferita incancellabile nel cuore e quindi immaginiamo le ferite che state soffrendo in questo momento. Vorremmo esservi così vicini – con la preghiera e l’affetto – da lenire almeno un poco la vostra sofferenza. Vorremmo che non vi sentiste soli nel vostro dolore, ma sapeste che la comunità cristiana vi è vicina, che la città vi è vicina, che tante persone di questo nostro paese condividono il vostro dolore e vi sono vicine”. “Queste bare ci chiedono – ha concluso – un rispettoso silenzio di fronte a una tragedia assoluta, ma al tempo stesso ci chiedono di non lasciar passare invano questo dolore, ma di trasformarlo in una attenzione più concreta e una maggior cura reciproca, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nella nostra società; ci domandano di fermarci a guardare meglio le nostre fragilità, i nostri figli, i nostri anziani, ma anche i nostri amici, i nostri vicini… cercando di costruire insieme una società più accogliente, dove sia sempre più difficile sentirsi soli”.