Biennale di Venezia: card. Tolentino, “superare i vicoli ciechi del linguaggio dominante”

“Il nostro tempo ha bisogno di profeti culturali, capaci di superare i vicoli ciechi del linguaggio dominante ed esprimere ciò che Ildegarda chiamava la ‘lingua ignota’, ovvero: una forza immaginativa che sprona paradigmi sociali sempre più inclusivi e che motiva pratiche comunitarie e fraterne”. Ne è convinto il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, che, presentando in Sala stampa vaticana il Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia, in programma dal 9 maggio al 22 novembre, ha ricordato come Benedetto XVI, nel proclamare Ildegarda di Bingen dottore della Chiesa, ne ricordò “il contributo alla civiltà, affermando che l’intera creazione è un atto d’amore e che ‘tutta la scala delle creature è attraversata, come la corrente di un fiume, dalla carità divina’”. “Senza questo impulso d’amore, il mondo è destinato a inaridirsi o a essere ridotto in cenere”: di qui l’attualità del suo messaggio per il mondo contemporaneo. Sono 24 gli artisti che hanno partecipato al Padiglione, di 12 diverse nazionalità. Due le sedi, in due quartieri caratteristici di Venezia: un giardino all’aperto a Cannaregio e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice a Castello, dove ha sede la Provincia veneta dei Carmelitani scalzi, luogo di una sezione del Padiglione della Santa Sede installata nel loro giardino mistico.

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