Cpr a Castel Volturno: mons. Lagnese (Capua e Caserta), “no al Centro, sì a politiche di inclusione, accoglienza e sviluppo giusto”

“Esprimiamo profonda preoccupazione per il progetto di realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) nel Comune di Castel Volturno. I fatti di cronaca ci raccontano come all’interno di questi luoghi, in tutto il Paese, le persone vivano spesso in stato di abbandono e di come, purtroppo, donne e uomini innocenti in essi trovino la morte. Nei Cpr viene rinchiusa l’umanità e la dignità delle persone”. Così mons. Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, in un appello che ha letto stamattina al Centro Fernandes di Castel Volturno, in occasione di una conferenza stampa dedicata al complesso tema delle migrazioni e dell’accoglienza per dire no a un Cpr a Castel Volturno.
“I Cpr non creano sicurezza, alimentano diseguaglianze: sono di fatto strutture di detenzione amministrativa nelle quali persone che non hanno commesso reati vengono private della libertà personale, perché non sono riuscite ad avere un permesso di soggiorno, anche se lavorano o hanno famiglia”, ha ricordato mons. Lagnese nell’appello, che è stato condiviso tra i vescovi, realtà istituzionali, associazioni nazionali e locali.
“Riteniamo ancora più grave che si voglia realizzare uno di questi luoghi in un territorio come quello di Castel Volturno che attende un riscatto sociale da molti decenni. Qui si sperimentano quotidianamente pratiche di integrazione e convivenza, grazie al lavoro di cittadini, enti locali, Caritas e parrocchie, associazioni e realtà del terzo settore. L’insediamento di un Cpr rischia di compromettere questo percorso, rafforzando narrazioni negative e stigmatizzanti che il territorio cerca da tempo di superare”, ha osservato il presule.
“Ogni scelta pubblica deve rispettare la dignità della persona e contribuire a rafforzare, non a dividere, il tessuto sociale. Castel Volturno e la Campania non hanno bisogno di questo – ha ribadito –. Con fermezza sentiamo il dovere di ribadire che le politiche migratorie non possono essere ridotte a dispositivi di contenimento. La complessità non si governa creando nuovi luoghi di esclusione. La sicurezza non si costruisce alimentando periferie della dignità. Serve un cambio di direzione: integrazione reale, percorsi di legalità, accesso al lavoro, politiche abitative, presidi educativi. Serve uno Stato che accompagna processi e non che si limiti a contenere. Serve una visione capace di tenere insieme sicurezza e diritti, senza contrapporli”.
Castel Volturno, ha evidenziato, “non può essere nuovamente identificata come luogo di marginalità e contenimento. Deve invece essere sostenuta come modello e laboratorio di integrazione, sviluppo e convivenza civile”.
Per queste ragioni “diciamo con forza no alla realizzazione del Cpr a Castel Volturno e facciamo appello al Governo e alle Istituzioni competenti perché si apra un confronto aperto con gli enti locali, le realtà del territorio e i cittadini e le cittadine per costruire insieme alla società civile, agli uomini e alle donne di buona volontà, alle istituzioni democratiche, soluzioni sostenibili, che tengano conto del territorio e del suo ambiente. Che sappiano tenere insieme diritti, inclusione, legalità”, ha concluso mons. Lagnese.

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