Diocesi: mons. Bellandi (Salerno), “l’annuncio del Vangelo sia corresponsabilmente condiviso”

“È stata per me un’esperienza molto bella e significativa, nella quale ho potuto constatare come – pur dentro un contesto molto cambiato negli ultimi decenni, che vede rapidamente avanzare un processo di scristianizzazione in vasti settori della società – il nostro popolo è ancora in larga misura segnato da quell’eredità ricevuta in dono dalle generazioni precedenti alla nostra, che hanno trasmesso un cristianesimo popolare, “incarnato” nella vita quotidiana e strettamente legato alla Chiesa e ai suoi pastori”. Così l’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, mons. Andrea Bellandi, ha sintetizzato la visita pastorale alla diocesi, conclusa la Domenica delle palme, in una lettera alla diocesi.
Certamente, osserva, “una diversità si nota tra la fede vissuta nei piccoli centri – dove la fedeltà alle tradizioni e la pietà popolare segnano ancora fortemente l’identità della comunità – е quella delle realtà più cittadine, maggiormente toccate dal fenomeno della secolarizzazione”. Tuttavia, “tanto nei primi quanto nelle seconde, ho sempre incontrato persone e gruppi – catechisti, collaboratori parrocchiali, nuclei familiari, membri di associazioni e confraternite – assai legati alla vita ecclesiale e desiderosi di offrire il proprio contributo per far crescere le rispettive comunità nella fede e nello slancio pastorale; il cammino sinodale, per loro, ha significato un’occasione propizia di confronto e uno stimolo per aprirsi ad orizzonti più vasti”.
L’arcivescovo evidenzia: “Abbiamo – nella nostra arcidiocesi – un laicato che esprime molteplici doni e risorse, sia a livello di singole persone, sia a livello di associazioni, gruppi e movimenti; appare, al contempo, sempre più evidente che la trasmissione della fede alle future generazioni non dipenderà solo dal ruolo svolto dal clero, pur fondamentale, ma da come sapremo sempre più coscientemente responsabilizzare e coinvolgere tutto il popolo santo di Dio in un compito così fondamentale, come ha ricordato recentemente Papa Leone” in più di un’occasione.
Per il presule la sfida che attende la Chiesa locale, nei prossimi anni, è “rendere le nostre comunità luoghi nei quali l’annuncio del Vangelo sia corresponsabilmente – clero, religiosi e laici insieme – pensato, organizzato e vissuto; facilitare il diffondersi dello ‘stile sinodale’ caratterizzato dall’ascolto, dal dialogo e dalla comunicazione di esperienze, che aiuta tutti a crescere, non solo personalmente ma comunitariamente, nell’esperienza della fede; oltrepassare una concezione autosufficiente e ‘autocentrata’ delle nostre singole realtà ecclesiali – oggi del tutto anacronistica -, sviluppando invece relazioni a livello territoriale, foraniale e diocesano, che portino ad un arricchimento reciproco e rendano visibile quell’unità alla quale Gesù stesso ha legato l’efficacia e la credibilità della testimonianza cristiana (cfr. Gv 13,35; 17,23)”.

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