Ricorre, in questi giorni, l’ottavo anniversario delle proteste popolari in Nicaragua, che hanno dato avvio, dopo un breve tentativo di dialogo, alla repressione da parte del regime di Daniel Ortega e Rosario Murillo. In tale contesto, l’ong “Collettivo per i diritti umani e la memoria storica del Nicaragua” ha inaugurato in Costa Rica, come riporta il sito indipendente “100% Noticias”, il “Museo della memoria: ciò che non dobbiamo dimenticare”, che identifica 126 responsabili di violazioni dei diritti umani e crimini commessi in Nicaragua dall’aprile 2018, con in testa i coniugi e copresidenti. La mostra è stata presentata a un gruppo di giornalisti per onorare le oltre 300 vittime delle proteste in Nicaragua di otto anni fa. “Dal 2007 si è consolidata una dittatura, attraverso leggi che distruggono lo Stato di diritto, e con l’attuazione di brogli elettorali nel 2016 e nel 2021”, ha affermato durante la presentazione Roberto Stuart, responsabile del Programma educazione e memoria. Stuart ha spiegato che il museo è uno spazio vivo per ricordare, onorare e imparare, e “affinché non si ripetano mai più le violazioni dei diritti umani”, e ci sia giustizia.
Nel frattempo l’Associazione madri di aprile (Ama) ha ribadito il proprio impegno nella ricerca della giustizia e della memoria a otto anni dall’inizio delle proteste dell’aprile 2018. All’insegna dello slogan “Continueremo a lottare contro l’impunità”, l’organizzazione, composta da madri e familiari delle vittime mortali della repressione, ha ribadito che la sua lotta rimane viva nonostante l’esilio, la persecuzione e le condizioni avverse.