80° bombardamento Treviso: mons. Tomasi (vescovo), “la memoria dolorosa e benedetta dei morti continui a lasciarci inquieti e affamati di pace vera”

“La memoria dolorosa e benedetta dei morti nel bombardamento di Treviso continui a lasciarci inquieti ed affamati di pace vera, la fede nella Risurrezione di Cristo ci renda ‘saldi nella speranza contro ogni speranza’ (Rm 4,18), operatori di pace, ogni giorno”. Si è conclusa con questo auspicio l’omelia che il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, ha pronunciato ieri mattina nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice (chiesa Votiva), durante la celebrazione eucaristica per l’80° anniversario del bombardamento su Treviso del 7 aprile 1944 che devastò la città e costò la vita a 1.600 persone, di cui 123 bambini.
Commentando le letture della seconda domenica di Pasqua, il presule ha ricordato l’opera del “Signore risorto che realizza il suo saluto di pace, dona ai suoi questo Spirito di concordia, di vera e autentica pace”. Mons. Tomasi, ricordando l’anniversario del bombardamento con “la distruzione e la morte seminata ottant’anni fa”, ha affermato che “siamo benedetti da questa memoria anche se dolorosa, che continua a toccarci da vicino, di anno in anno”. “È la benedizione di un cuore – ha spiegato – che sa lasciarsi toccare, che sente ancora viva una ferita. Per i tanti morti, per le vite spezzate, per quei bambini uccisi: anche uno solo sarebbe stato troppo: ne abbiamo fatto memoria intensa nella Via Crucis dell’anno scorso, 7 aprile, di Venerdì Santo, come il giorno del bombardamento”. Il vescovo ha ammonito: “Questa memoria deve farsi viva, attuale, efficace” affinché “non sia stato vano lo spirito e la concretezza di aiuto reciproco, di impegno, di ricostruzione che ha contraddistinto gli anni del dopoguerra”. “Non rassegniamoci – ha esortato – a vederci come individui isolati e ciascuno in lotta con gli altri, ma torniamo a considerarci tutti cittadini, abitanti dello stesso ordine sociale, politico ed economico democratico e partecipativo, che vive del reciproco riconoscimento e della reciproca legittimazione”, cittadini di una Repubblica che – ha proseguito mons. Tomasi citando gli articoli 2 e 11 della Costituzione italiana – riconosce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri di solidarietà, e che ripudia la guerra. Il vescovo ha invitato ad affrontare “i temi della guerra e della pace, del terrorismo e del suo contrasto, delle grandi contese geopolitiche contemporanee, continuando a guardare il volto delle vittime: i tratti dei nostri cari, che saluteremo ancora una volta alla fine della celebrazione, e i volti dei caduti di ogni guerra, di ogni atto di violenza, di ogni prevaricazione ed ingiustizia”. “E continuiamo a ricordare che la prossima vittima del conflitto anche il più lontano e dimenticato è fratello e sorella (…). Continuiamo a ricordare che ogni donna e ogni uomo uccisi, anche nelle nostre terre, sono persone amate di amore infinito da Dio, e che ogni vita deve essere custodita e difesa. Non rassegniamoci ad una indifferenza selettiva”, la consegna di mons. Tomasi, sottolineando che “siamo inviati a portare la pace di Cristo. Continuiamo a pregare e ad operare per la pace”.

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