Azione cattolica: Notarstefano (presidente), “la più grande forma di responsabilità sociale è la formazione”

Giuseppe Notastefano (Foto G.C. Melzi)

“Noi non vogliamo una Chiesa diversa, la Chiesa che Dio ci ha donato è bellissima”: lo ha detto ieri il presidente dell’Azione cattolica italiana, Giuseppe Notarstefano, a conclusione dell’incontro delle presidenze diocesane di Ac a Castel Gandolfo. “La più grande forma di responsabilità sociale è la formazione. È la risposta alle grandi sfide, e l’associazione fa formazione aiutando le persone a non fermarsi a tagliare l’erba in superficie, come ci ha detto don Luigi Ciotti”. Sono tre le “prospettive” da seguire per l’associazione in questo anno in cui i soci si preparano all’assemblea elettiva, a metà del 2024: una rigenerazione nella speranza in vista dell’assemblea, lo stile delle alleanze e il sogno concreto della pace.
“Quello che vogliamo è che questo Paese non dimentichi le sue radici. Questo non è nazionalismo, ma capacità di tenere insieme ogni diversità. Questo è il nostro compito, questo è il compito dell’Europa, questa è la meta che ci vogliamo porre – ha aggiunto Notarstefano –. Teniamo alto l’orizzonte e la prospettiva della pace. Con la guerra tutto è perduto, non ci può essere nient’altro con la guerra. Questo cammino per la pace vogliamo che sia un impegno prioritario. A novembre ci vedremo con il card. Zuppi per parlare di pace e riconciliazione. Faremo un percorso insieme nei territori” italiani “con momenti di preghiera e riflessione sino alla marcia per la pace che si svolgerà a Gorizia”.

Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, era intervenuto in precedenza davanti ai 750 responsabili diocesani di Ac richiamando tutti a “stare dalla parte degli ultimi”. “Le persone più pericolose sono i neutrali. Aveva ragione don Tonino Bello quando diceva: ‘Non mi serve sapere chi sia Dio, mi basta sapere da che parte sta!’. Voi dovete essere coscienza critica e voce propositiva. Vi sono momenti in cui tacere è una colpa e parlare è un obbligo, un imperativo categorico al quale non possiamo sottrarci, perché la nostra libertà è figlia della giustizia che sapremo conquistare”. Ciotti aveva osservato: “Dobbiamo sentirci con-sorti. Dobbiamo impegnarci tutti. Non basta delegare. Facciamolo di più, insieme. Quando è necessario non si può tacere, impegniamoci perché la politica si riappropri della speranza, perché è nata per dare dignità alle persone. Intendiamo la politica come servizio, perché vinca la forza della legge. Come certe leggi, che abbiamo che calpestano le persone. Come quella sui migranti, che è davanti agli occhi di tutti”.

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