Terremoto in Centro Italia: Legnini (Commissario), “negli ultimi due anni aperti 10mila cantieri dell’edilizia privata e accelerazione molto significativa degli interventi pubblici”

Cantieri ricostruzione post sisma 2016 (Foto Comm. Legnini)

“Diecimila cantieri di edilizia privata aperti, un’accelerazione molto significativa degli interventi pubblici, con 365 opere terminate ed altre 315 oggi in fase di cantiere”. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal Rapporto 2022 sulla ricostruzione post sisma 2016, presentato oggi, in video conferenza, dal commissario straordinario Giovanni Legnini. Il Rapporto fa il punto sullo stato di avanzamento della ricostruzione privata, di quella pubblica e della riparazione delle chiese e degli edifici di culto, proponendo per la prima volta anche un quadro completo del danno causato dal sisma di sei anni fa, pari nel complesso a 26,5 miliardi di euro, anche a livello dei singoli Comuni. “Risultati che solo un difficilissimo contesto esterno, segnato dalla pandemia, dall’esplosione dei prezzi, dalla saturazione del mercato edilizio, dalle conseguenze della guerra, ha impedito fossero ancora più consistenti”, si legge nel Rapporto 2022. “La congiuntura politica non influisce sul percorso di ricostruzione già delineato”, ha affermato il commissario, per il quale “si comincia a intravedere la possibilità di uscire non dallo stato di emergenza, ma si potrebbe iniziare a immaginare se non altro la conclusione della gestione commissariale, purché vi sia comunque un coordinamento con il ruolo centrale delle regioni insieme a quello dei sindaci, opinione che sottoporrò al nuovo governo”. Il Rapporto evidenzia che al 30 giugno scorso risultavano conclusi 7.256 cantieri privati (4.684 nelle Marche, 1.113 in Umbria, 773 in Abruzzo e 686 nel Lazio) con la consegna di 16.520 singole unità immobiliari, il 92% di tipo residenziale e l’8% a carattere produttivo.

Amatrice, cantiere torre civica (Foto Comm. Legnini)

Dal report emerge che Amatrice è il Comune con i maggiori danni, per oltre 1,3 miliardi di euro, seguita da Camerino con 1,2 miliardi di danni, e da Norcia, con 1,1 miliardi. Per la ricostruzione privata, nel complesso, si registravano a fine giugno scorso 22.700 richieste di contributo per 7,6 miliardi di euro, delle quali 14.234 approvate con 4,3 miliardi di contributi concessi. Le domande di contributo già avviate rappresentano il 45% di quelle attese in termini numerici ed il 39% in valore. Negli ultimi due anni le richieste sono raddoppiate e i contributi concessi triplicati. I cantieri autorizzati oggi sono circa 7mila. Passi in avanti anche per gli interventi pubblici: la spesa effettiva, grazie anche alle procedure veloci delle Ordinanze speciali per i comuni più colpiti, è arrivata a luglio a 768 milioni di euro, rispetto ai 559 di fine 2021 e i 265 milioni di fine 2020. Nel giro di un anno, considerando anche i lavori sulle chiese, il numero dei cantieri pubblici chiusi è salito da 151 a 365. Quello dei cantieri aperti, 316, è raddoppiato, ed è destinato a crescere sensibilmente entro la fine del 2022, sia per l’avanzamento della programmazione, che oggi vede quasi un miliardo di interventi in fase di progettazione e sempre più vicini alla cantierizzazione, sia per l’avvio concreto, entro dicembre, dei 525 interventi previsti nel cratere da NextAppennino, il Fondo complementare al Pnrr per le aree sisma 2009 e 2016. “Non è irrealistico – secondo il Rapporto – immaginare che, compatibilmente con le condizioni di mercato, che oggi restano difficili, si possano vedere all’opera entro sei mesi un migliaio di cantieri pubblici, e che si possa riprendere un ritmo di maggior crescita dei cantieri privati anche grazie al ritorno di interesse delle imprese e dei tecnici, di cui si vedono i primi segnali, che attualmente operano in numero insufficiente alla ricostruzione. Il lavoro che resta da fare è ancora enorme. Si attendono altre 28mila richieste di contributo da parte dei privati, occorre realizzare 4.300 interventi pubblici ed impostarne quasi altri 2mila nuovi. Le nuove procedure e le semplificazioni introdotte garantiscono oggi un buon funzionamento della macchina della ricostruzione, come riconoscono anche le istituzioni internazionali che forniscono la provvista finanziaria alla ricostruzione e la stessa Corte dei Conti, ed un ulteriore passo avanti per consolidare e rendere più efficiente e veloce questo difficilissimo processo, potrà arrivare dal Testo Unico della ricostruzione privata, atteso ad ottobre, e dalla nuova piattaforma telematica per la gestione delle pratiche, che da gennaio 2023 sostituirà quella attuale, ormai obsoleta”. Oggi, conclude il Rapporto, le risorse garantite da NextAppennino, 1 miliardo e 780 milioni, dei quali 700 sotto forma di incentivi ai nuovi investimenti delle imprese, “possono rappresentare un ulteriore volano alla crescita e allo sviluppo dell’Appennino Centrale, oltre la ricostruzione materiale degli enormi danni causati dai terremoti”. Sulla tempistica della ricostruzione Legnini, in conferenza stampa, è stato chiaro: “Non è possibile stabilirne una precisa, affermare quando la ricostruzione potrà dirsi conclusa, o comunque avvicinarsi alla conclusione, perché questo aspetto non è più di competenza né del Governo né della struttura commissariale. Occorre progettare, presentare i progetti e avviare i cantieri, quello che si doveva semplificare sul piano delle procedure è stato fatto, quello che si doveva mettere a disposizione degli enti e delle Regioni è stato fatto, ora dipende solo dai progetti”.

foto SIR/Marco Calvarese

Circa la ricostruzione delle chiese, il Rapporto parla di “925 interventi di ricostruzione o recupero delle chiese e degli edifici di culto danneggiati dal sisma, di cui sono soggetti attuatori le diocesi (840 interventi), gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti (28), il ministero della Cultura (22), i Comuni (35), per un importo complessivo di 469 milioni di euro, oltre che i Comuni ed altri soggetti pubblici (57 interventi per un importo ulteriore di 62,1 milioni di euro)”. Per quanto riguarda gli interventi attuati dalle diocesi e dagli enti ecclesiastici, “868 nel complesso (per 421 milioni)”, “121 sono in Abruzzo (45 milioni di euro), 112 nel Lazio (55 milioni), 509 nelle Marche (251 milioni) e 126 in Umbria (69 milioni)”. La diocesi che ha il maggior numero di interventi finanziati è quella di Camerino-San Severino, “191 per 108 milioni di euro, seguita da quella di Spoleto-Norcia, 101 opere per 58 milioni, e da quella di Rieti (109 opere per 54 milioni di euro)”. Lo stato di attuazione, al 30 giugno, fa registrare, si legge nel testo presentato oggi, “134 cantieri conclusi, 21 interventi in corso d’opera, 12 gare per l’affidamento dei lavori in corso, e 350 incarichi di progettazione già affidati. Alla stessa data erano state trasferite ai soggetti attuatori, per la realizzazione dei lavori, risorse per 111,6 milioni di euro. Rispetto alla fine del 2021 sono stati completati 3 cantieri e la spesa è cresciuta marginalmente (8,6 milioni di euro)”.

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