Disabilità: Leonardi (Istituto Besta), “una diagnosi non è sufficiente per discriminare. Le persone non sono la malattia che hanno”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Parlare di disabilità oggi significa interrogarci su qual è la consapevolezza che abbiamo della nostre fragilità, soprattutto come società. A prevalere è infatti l’idea che se non funzioni più non servi. È questo il messaggio che politicamente risulta più facile, in nome di un efficientismo che non appartiene all’essenza dell’uomo”. Lo ha detto stamani a Roma, Matilde Leonardi, della Fondazione Irccs Istituto neurologico Carlo Besta, a margine dell’incontro promosso dal Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità della Cei, rivolto alle congregazioni, alle associazioni e ai movimenti cattolici che operano in questo ambito. Al centro della riflessione, le buone prassi e proposte che il Servizio intende mettere in rete, per accompagnare la vita in qualsiasi fase essa si trovi.
Leonardi, nel fare il punto sul tema della disabilità in Italia, ha evidenziato la necessità di un cambiamento culturale: “Non dobbiamo affermare che qualcuno è degno di rispetto, tutela, diritti, perché disabile, ma in quanto persona. Si tratta di mettere in evidenzia che la dignità umana appartiene integralmente all’uomo malgrado sia malato, incapace di intendere e di volere”. “Solo con questa impostazione – ha ribadito – le persone torneranno a essere persone e la disabilità cesserà di essere una variante. Perché una diagnosi non è sufficiente per discriminare”. E ha concluso evidenziando quanto sia importante il contesto sociale: “Due persone con la stessa diagnosi, ma in contesti diversi, possono avere un diverso livello di disabilità. Ciò che fa la differenza sono le relazioni”.

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