Dimensioni gigantesche, commercializzazione senza limiti, strumentalizzazione politica, guerra: ancora una volta, la Coppa del Mondo di calcio pone domande e problemi di natura etica e sociale. Con 104 partite, il torneo che si svolgerà negli Stati Uniti, in Canada e in Messico sarà il più grande di sempre: “non è certo un segreto che questa espansione serva principalmente a interessi economici: più partite, più marketing, più entrate”, dice Thomas Gremsl, teologo e docente di etica e scienze sociali a Graz. Gremsl è un attento osservatore del mondo del calcio: è un ex arbitro, e lo studia a livello accademico per le implicazioni sociali e economiche. In un’intervista a katholisch.de in vista della partita inaugurale di giovedì 11, spiega il suo punto di vista sulla Coppa del Mondo, sulla Fifa e sull’evoluzione del business. Per Gremsl “lo Spirito del Gioco – correttezza, integrità, rispetto – viene minato da molti protagonisti. Ciò è particolarmente evidente nell’assegnazione del Premio Fifa per la pace, creato appositamente per lui, a Donald Trump. Da un lato, la Fifa si ingrazia i leader politici in modo altamente discutibile, dall’altro afferma di essere politicamente neutrale. A quanto pare, questo vale solo nei contesti in cui ne trae vantaggio. Un caso lampante di ipocrisia, per così dire”. Sono molti i problemi legati alla gestione organizzativa come il costo proibitivo dei biglietti, che raggiungono i 12mila dollari: “Quando guardo agli Stati Uniti, mi chiedo: chi può ancora permettersi i biglietti? A questo si aggiungono le enormi distanze tra gli stadi. In Messico ci sono grossi problemi con l’approvvigionamento idrico. Per la costruzione di uno stadio, una conduttura idrica è stata interrotta per la popolazione locale. L’accesso all’acqua è un diritto umano, e qui viene calpestato. La Fifa aveva anche annunciato il divieto di introdurre bottiglie d’acqua personali nello stadio, ma poi ha fatto marcia indietro. Tutto ciò è moralmente riprovevole”.