Diocesi: mons. Sacchi (Casale Monferrato) a novello sacerdote, “non annuncerai te stesso, ma Cristo. Non porterai idee tue, ma una Parola che ti precede e ti supera”

“Non annuncerai te stesso, ma Cristo. Non porterai idee tue, ma una Parola che ti precede e ti supera”. Così mons. Gianni Sacchi, vescovo di Casale Monferrato, si è rivolto a don Fabio Boltri che sabato, nella cattedrale di Sant’Evasio, ha consacrato sacerdote. Il rito è stato concelebrato dai vescovi Alceste Catella (emerito di Casale Monferrato) e Luciano Pacomio (emerito di Mondovì), da tantissimi sacerdoti della diocesi di Casale e dai superiori del Seminario di Novara; oltre alla famiglia, hanno partecipato i compagni di studio del novello sacerdote, diaconi e seminaristi.
Nell’omelia, mons. Sacchi ha rilevato che “è un dono grande per te, caro don Fabio, per la tua famiglia, per le comunità che ti hanno accompagnato, ed è un dono per tutta la nostra Chiesa di Casale, chiamata oggi – in un tempo di cambiamento profondo – a ritrovare il centro della sua fede e della sua missione”. Il vescovo ha poi sottolineato che “il cammino sinodale ci ha consegnato una consapevolezza chiara: la fede non può più essere data per scontata”. “Non lo è nella società, ma talvolta neppure nelle nostre comunità”, ha ammonito il presule, osservando che “la trasmissione della fede non avviene più spontaneamente e tradizionalmente. E questo ci chiede una conversione pastorale reale e coraggiosa”. “Non si tratta semplicemente di aggiustare qualche attività, ma di rimettere al centro la fede stessa: vissuta, celebrata, custodita, trasmessa”, ha commentato, aggiungendo che “questo comporta: una rinnovata centralità della liturgia, come luogo in cui il mistero di Cristo raggiunge oggi la vita; comunità capaci di ascoltare davvero le persone, di accompagnarle, di formarle; il coraggio di ripensare i cammini di iniziazione cristiana e di ricominciamento nella fede; il ritorno al primo annuncio, all’essenziale del Vangelo”. “E tutto questo -ha spiegato il vescovo – sarà possibile solo con presbiteri e laici convinti, appassionati, disponibili a lasciarsi mettere in discussione e guidare dallo Spirito”. Il vescovo ha evidenziato l’importanza di “saper ascoltare davvero la vita delle persone, le loro domande, le loro ferite, il loro bisogno di senso”. Questo “significa non avere risposte facili, ma lasciarsi anche inquietare”. “Abbiamo bisogno di una Chiesa che non si presenti come autosufficiente, ma che sappia mostrarsi anche fragile, capace di stare ‘ad altezza d’uomo’, condividendo le domande e le fatiche dell’umanità”, ha proseguito mons. Sacchi che, rivolgendosi al novello sacerdote, lo ha esortato: “Tu sii un prete così: capace di relazione, tessitore di fraternità, uomo che vive con e non sopra, che non passa accanto a nessuno con indifferenza”. Il vescovo ha concluso con una richiesta “a tutta la nostra diocesi: non stanchiamoci di pregare per le vocazioni. Chiedo alle nostre parrocchie, alle famiglie, alle comunità religiose: fate della preghiera per le vocazioni una fedeltà quotidiana”.

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