Aumentare in modo significativo e regolare le tasse sui prodotti del tabacco può contribuire a ridurne il consumo, salvare vite e incrementare le entrate pubbliche. È quanto emerge da una nuova analisi indipendente su 15 Paesi, diffusa dall’Oms-Organizzazione mondiale della sanità, che ha esaminato le riforme della tassazione sulle sigarette tra il 2009 e il 2025. Secondo l’analisi, i risultati più significativi sono stati ottenuti nei Paesi che hanno aumentato in misura consistente le imposte, semplificato i sistemi fiscali e impedito che l’aumento dei redditi rendesse nuovamente più accessibili le sigarette. Tra gli esempi citati dall’Oms, le Filippine, dove dopo la riforma del 2013 il prezzo reale della marca di sigarette più venduta è aumentato del 638% tra il 2008 e il 2024, mentre la prevalenza del fumo è diminuita di circa un terzo tra il 2010 e il 2025. Riduzioni significative del consumo sono state registrate anche in India, Pakistan, Brasile e Bangladesh. I progressi, tuttavia, sono disomogenei: in diversi Paesi inflazione e crescita dei redditi hanno compensato gli aumenti dei prezzi. L’Oms invita quindi i governi ad adottare aumenti sostanziali e regolari delle imposte, indicizzarle automaticamente all’inflazione e alla crescita dei redditi e ridurre le differenze fiscali tra prodotti. La strategia rientra nell’iniziativa “3 by 35”, che punta a ottenere entro il 2035 un aumento reale del 50% dei prezzi di tabacco, alcol e bevande zuccherate, con l’obiettivo di ridurne il consumo e rafforzare le risorse destinate alla salute e allo sviluppo.