Terra Santa: Sigilli, “è tempo di tornare pellegrini per sostenere i cristiani e costruire ponti di pace”

(Foto Sigilli/Sir)

“È tempo di ritornare pellegrini in Terra Santa”. È l’appello che Adriana Sigilli, presidente della associazione “Oasi di pace” e imprenditrice nel campo del turismo religioso e non, affida al racconto del pellegrinaggio appena concluso insieme a un gruppo di 22 frati cappuccini del Nord Italia. Dieci giorni trascorsi attraverso Galilea, Giordano, deserto, Gerico, Betlemme e Gerusalemme. “Dopo quasi tre anni di assenza dei pellegrini, tornare in questi luoghi non è soltanto un’esperienza spirituale. È un gesto di vicinanza, di solidarietà e di speranza”, afferma Sigilli. Secondo la pellegrina, visitare la Terra Santa oggi significa non solo riscoprire le radici del cristianesimo, ma anche “stare accanto a una popolazione che vive una fase di forte difficoltà economica e sociale”. A Betlemme, “la mancanza dei pellegrini ha provocato una crisi economica profonda. Alberghi, negozi, ristoranti e attività legate al turismo non lavorano da anni. Tante famiglie non hanno lavoro e tanti giovani faticano a immaginare il proprio futuro”. Una situazione che rischia di accelerare l’emigrazione dei cristiani dalla loro terra. “I cristiani di Terra Santa sono nostri fratelli, sono la Chiesa Madre, sono pietre vive. Oggi hanno bisogno di noi”. Nel suo diario, Sigilli descrive anche una Gerusalemme segnata dalle celebrazioni di Yom Kippur e Sukkot, sottolineando il valore del rispetto reciproco tra le diverse comunità religiose. “Gerusalemme è la città santa delle tre grandi religioni monoteiste. È il luogo in cui ciascuno dovrebbe poter custodire la propria fede, le proprie tradizioni e la propria storia, nel rispetto degli altri”. Un equilibrio fragile che richiede attenzione e cura costanti. Da qui la convinzione che il pellegrinaggio possa svolgere un ruolo importante non solo sul piano religioso ma anche umano e sociale. “Le grandi vie dei pellegrini sono state anche vie di conoscenza, di amicizia e di pace”. Quest’ultima “non nasce soltanto dagli accordi e dalle decisioni dei potenti. Nasce anche da piccoli gesti, dalla conoscenza reciproca e dalla disponibilità a riconoscere nell’altro un fratello”. Da qui l’appello: “Torniamo per pregare nei Luoghi Santi, per ritrovare le radici della nostra fede, per incontrare i cristiani che continuano a vivere e testimoniare il Vangelo. Torniamo per riaprire le strade dell’incontro e del dialogo, per essere anche voi un piccolo segno di speranza e di pace”. Anche il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, e il Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, hanno ribadito, nello loro più recenti dichiarazioni, l’importanza del ritorno dei pellegrini come gesto concreto di solidarietà verso la Chiesa locale e per mantenere alta l’attenzione sul dramma della regione.

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