“Individuare in quali termini le acquisizioni teologiche ed ecclesiologiche del processo sinodale possano tradursi in norme canoniche, distinguendo tre orizzonti temporali”. Questo l’obiettivo della Commissione Canonistica, il cui Rapporto finale viene diffuso oggi dalla Segreteria generale del Sinodo. “Nel beve periodo”, la Commissione “propone modifiche puntuali alla normativa vigente, capaci di sostenere fin da subito la vita ecclesiale nel suo concreto svolgersi”. La Commissione individua inoltre “alcuni ambiti che, muovendo dalle esigenze sinodali, potranno essere affrontati nel medio periodo, in modo trasversale e insieme ai Dicasteri competenti, attraverso nuove Istruzioni o la revisione di quelle già in vigore”. Nel lungo periodo, infine, prospetta “la necessità di una revisione complessiva dei due Codici di diritto canonico — latino e orientale — affinché recepiscano le istanze teologiche ed ecclesiologiche emerse”. La prima parte del documento, si legge nel Rapporto, “contiene proposte di modifica ai canoni del Codice che riguardano la capacità dei laici, uomini e donne, di esercitare nella Chiesa uffici, incarichi e ministeri per i quali risultano idonei e competenti, anche nell’ambito del governo ecclesiastico”. La seconda parte propone “la revisione in prospettiva sinodale di alcuni canoni sui Concili particolari e le Conferenze Episcopali, ossia di quelle istanze ecclesiali preposte alla collaborazione tra le Chiese locali”. La terza parte, infine, “si occupa degli organismi di partecipazione, così come già istituiti nel codice, ma proponendo tuttavia modifiche che ne accrescano la dimensione partecipativa e l’orientamento missionario”.