Un bambino su 5 in Libano va a letto affamato e una famiglia su 5 non dispone di acqua potabile a sufficienza. È l’allarme lanciato oggi dall’Unicef, secondo cui 4 famiglie su 5 faticano a sostenere le necessità di base, in un Paese già segnato da anni di crisi economica e aggravato dal conflitto. Circa 770 mila bambini e giovani stanno vivendo una situazione di forte disagio psicologico. Dall’escalation del 2 marzo 2026, almeno 261 bambini sono stati uccisi e 1.056 feriti, una media di 7 minori uccisi o feriti ogni giorno negli ultimi 6 mesi. Secondo l’Unicef, il 12% dei bambini feriti vive ora con una disabilità. Pesanti le conseguenze anche sull’istruzione: 436 scuole sono state danneggiate o distrutte, mettendo a rischio l’accesso alle lezioni per circa 100 mila bambini, mentre 86 insegnanti sono stati uccisi o feriti. Le difficoltà economiche spingono inoltre le famiglie a ridurre le spese per l’istruzione: il 46% riferisce di averle diminuite e il 17% afferma che i propri figli hanno smesso di frequentare la scuola. Il 14% delle famiglie intervistate riferisce inoltre che almeno un bambino lavora, una quota più che raddoppiata rispetto a gennaio 2025. “Senza un’azione urgente e sostenuta, un’intera generazione di bambini e giovani rischia di portare le cicatrici di questa crisi nell’età adulta”, ha dichiarato Marcoluigi Corsi, rappresentante dell’Unicef in Libano. L’agenzia sta intensificando gli interventi umanitari, dall’assistenza ai bambini feriti al sostegno alle famiglie sfollate e ai servizi sanitari ed educativi.