(Strasburgo) L’ultima plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo prima della pausa estiva si apre con un richiamo alle regole, al rispetto e alla tolleranza che la presidente Roberta Metsola rivolge all’intera aula. “I cori aggressivi, i fischi, i gesti accusatori e le riprese dei deputati che si sono verificati nell’ultima plenaria non sono accettabili: non rappresentano questa Assemblea, né l’Europa, né i cittadini che tutti noi rappresentiamo”. Il riferimento della presidente è alle esternazioni registrate in particolare dai banchi dell’estrema destra in occasione del voto sul nuovo regolamento rimpatri, approvato nel mese di giugno. “I parlamenti sono il luogo di dibattiti liberi, intensi e aperti. Le discussioni e le votazioni possono essere difficili, persino controverse. Ma devono sempre basarsi sul rispetto reciproco e sulla tolleranza. Esiste un limite, e nell’ultima plenaria è stato superato”, ha poi aggiunto Metsola, ribadendo che “il disaccordo politico, per quanto acceso possa essere, non giustifica mai l’intimidazione”. La settimana in Alsazia, però, coincide anche con due ricorrenze drammatiche, a cominciare dal 31° anniversario dal genocidio di Srebrenica: “Trentuno anni di perdite, dolore e traumi che non scompariranno mai”, ha detto Metsola, ricordando “le migliaia di musulmani bosniaci uccisi o scomparsi e le migliaia costrette all’esilio”. Poi una ricorrenza più recente, il terremoto che negli scorsi giorni ha devastato il Venezuela causando migliaia di morti e di dispersi. “La portata della devastazione è sconvolgente: palazzi crollati, infrastrutture critiche distrutte, interi quartieri ridotti in macerie”, ha ricordato la presidente, dicendosi poi “orgogliosa che l’Europa si sia mobilitata per aiutare il popolo venezuelano nel momento del bisogno attraverso il meccanismo di protezione civile”. L’intera aula ha osservato un minuto di silenzio prima di passare ai temi all’ordine del giorno, a cominciare dal dibattito sui diritti dei passeggeri aerei.