Regno Unito: rapporto Cssa su vittime di abusi ed esperienza di Chiesa. Vescovo Mason: contributo alla tutela delle persone

L’Agenzia cattolica per la tutela (the Catholic Safeguarding Standards Agency, Cssa) ha pubblicato oggi il primo rapporto tematico in cui espone i risultati della ricerca su come le vittime di abusi nella Chiesa cattolica vivono l’esperienza di Chiesa oggi. A partire da testimonianze di vittime, leader ecclesiastici e operatori, il rapporto evidenzia come “la comunicazione, la coerenza e la compassione per le vittime siano fondamentali per la tutela”, spiega la nota, e raccomanda di integrare all’”approccio unitario”, il coinvolgimento delle vittime, per porre fine alle incongruenze e a quella che alcune vittime descrivono come una “questione di fortuna” in termini di assistenza. Una comunicazione inadeguata viene spesso percepita dalle vittime come una mancanza di responsabilità. Dal rapporto emerge che l’esperienza della tutela cambia a seconda del luogo in cui ci si trova, mentre la continuità dell’assistenza è fondamentale. Il rapporto riconosce le buone prassi, l’importanza di un approccio incentrato sulla vittima, la “serietà, l’impegno e la cura” dei professionisti coinvolti. Mike Cunningham, presidente dell’Agenzia: “Abbiamo ascoltato le testimonianze delle vittime, che ci hanno raccontato come il sostegno ricevuto possa fare la differenza tra sentirsi rispettate e al sicuro o, nel peggiore dei casi, vedere il proprio trauma aggravato da cattive prassi”.
Il vescovo Paul Mason, vescovo responsabile per la tutela dei minori per la Conferenza episcopale, insieme a suor Una Coogan, responsabile presso la Conferenza dei religiosi, ha commentato la pubblicazione del rapporto in una nota in cui ringrazia il comitato per questo lavoro che “aiuterà le organizzazioni ecclesiastiche, le diocesi e i gruppi religiosi a migliorare e rendere più significativo il loro impegno con le vittime e i sopravvissuti agli abusi”. Il grazie è rivolto anche ai sopravvissuti: “La loro testimonianza è un invito a un ascolto più profondo, a una riflessione onesta e a un dialogo continuo sul modo in cui la tutela dei minori e delle persone vulnerabili è integrata in modo coerente in tutta la Chiesa”. Da parte del vescovo e della religiosa, l’impegno a esaminare il rapporto, per valutare i prossimi passi: “Pur riconoscendo i progressi compiuti, comprendiamo la necessità di un modello di sostegno più coerente per le vittime di abusi”.

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