Ebola: Chiesa e Caritas congolese in campo. Appello da 5 milioni di dollari per l’emergenza

(foto: Caritas Congo)

Preoccupazione, sfiducia e paura attraversano la Repubblica Democratica del Congo, alle prese con la diciassettesima epidemia di Ebola della sua storia. Mentre i casi confermati sono saliti a 344 e i decessi a 60, la Chiesa cattolica e la rete Caritas si sono mobilitate fin dai primi giorni per sostenere le comunità colpite, promuovere la prevenzione e assistere malati e familiari. A lanciare l’allarme è padre Edouard Makimba Milambo, segretario esecutivo di Caritas Congo Asbl, che evidenzia le difficoltà di una risposta sanitaria resa ancora più complessa dalla diffidenza di parte della popolazione, dall’insicurezza e dagli spostamenti di massa nelle aree interessate dal conflitto. “La popolazione congolese è preoccupata ed esasperata”, spiega il sacerdote in una intervista al Sir. “I timori per la salute si mescolano all’indignazione verso autorità nazionali e internazionali ritenute incapaci di prevenire il ritorno dell’epidemia”. Un clima che, soprattutto nelle zone rurali, rischia di compromettere l’adesione alle misure di prevenzione e di alimentare la sfiducia verso le restrizioni di viaggio imposte da alcuni Paesi. Dopo la dichiarazione ufficiale dell’epidemia da parte del Ministero della Salute il 15 maggio scorso, le strategie attuate dal governo con il sostegno dell’Organizzazione mondiale della sanità stanno però producendo i primi risultati. Sono già sei le persone guarite, mentre sono stati attivati centri di trattamento, laboratori mobili e strutture di transito vicino alle comunità colpite.
“Si tratta di progressi incoraggianti – osserva padre Milambo – frutto della collaborazione tra governo, agenzie Onu, Chiesa cattolica, Caritas e organizzazioni umanitarie”. Restano tuttavia forti criticità legate alla comparsa di nuovi casi, alla diffusione transfrontaliera dell’infezione e alla presenza di gruppi armati. Sul territorio, le Caritas diocesane e la gerarchia cattolica hanno avviato campagne di sensibilizzazione, attività di sorveglianza comunitaria e programmi di sostegno psicosociale per malati, familiari e sfollati. Particolare attenzione è rivolta alla provincia di Ituri, dove sorgono numerosi campi per persone in fuga dalle violenze. “Se l’Ebola dovesse entrare nei campi profughi sarebbe una catastrofe di difficile gestione”, avverte il segretario esecutivo. Per rafforzare la risposta all’emergenza, Caritas Congo Asbl ha lanciato un appello internazionale da 5 milioni di dollari. Le risorse serviranno a colmare gravi carenze di dispositivi di protezione per il personale sanitario, materiali per l’igiene, strumenti per la sensibilizzazione e laboratori diagnostici, indispensabili per contenere la diffusione del virus.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi