“Nella vita di ogni uomo e ogni donna ci sono momenti di fatica, sconforto, scoraggiamento e dolore. I presbiteri non sono né svantaggiati né privilegiati: sono semplicemente esseri umani immersi nel loro tempo”. Lo scrive mons. Erio Castelluci, arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, nella post fazione al volume “Caro Teofilo” di don Onofrio Farinola ed edito da Tau. Per il presule, già vice presidente della Cei, “sorgono problemi nuovi, o almeno più sentiti. Il venir meno del supporto della ‘cristianità’, che attribuiva a presbiteri e a vescovi un ruolo sociale significativo, con l’affermarsi di una visione secolarizzata, per lo più indifferente a tale ruolo”, il calo numerico dei presbiteri in Italia, con “il conseguente aumento dell’età media e degli incarichi ai meno anziani”; il “peso delle strutture, non solo materiali, che si addossa sui parroci”, sono solo “alcune delle cause di un certo affaticamento che si registra un po’ ovunque in Italia (e non solo)”. Tra i tanti spunti e suggerimenti, proposti nel volume, c’è un filo rosso prezioso: “la fraternità sinodale”: “La fraternità presbiterale deve esprimersi – scrive l’autore, parroco di Bocchigliero, in provincia di Cosenza – in un concreto atto di vita comune da tradurre con una certa creatività spirituale, pastorale e giuridica. Non si può pretendere di poterla attuare allo stesso modo per tutte le realtà presbiterali, ma deve far leva su una certa flessibilità che tenga conto di ogni aspetto”. Un volume “Caro Teofilo” che si presenta come un testo capace di parlare al cuore del presbitero italiano: “È per te, caro fratello nel presbiterato, che questo libro è stato scritto: perché tu possa riscoprire la bellezza della tua chiamata e lasciarti nuovamente raggiungere dalla Parola che salva, sostiene e rigenera”, scrive nella prefazione il card. Lazzaro You Heung sik, Prefetto del dicastero per il Clero. Il volume non è un manuale tecnico ma un itinerario che riporta il sacerdote alla sorgente della sequela, dove la Parola diventa forma della vita e non semplice strumento pastorale. Il presbitero – scrive il porporato – è, “nella sua essenza più profonda, un discepolo in cammino”. Il volume attraversa figure bibliche – Giuseppe, i Magi, i discepoli, Maria Maddalena, Abramo – come specchi nei quali il prete può riconoscere luci e ombre della propria vocazione. È un cammino che non teme di toccare fragilità, inquietudini, stanchezze, perché, come ricorda il cardinale “la nostra umanità non è un ostacolo alla grazia, ma il luogo dove essa si manifesta”.