Terra Santa: card. Pizzaballa, “essere, qui, capaci di gesti concreti di pace, di relazioni che non si chiudono nella paura”

“Qui, oggi, a Gerusalemme, in una terra dove spesso si sperimenta la fragilità della vita, dove non sempre la vita è rispettata come dovrebbe, dove tante persone portano nel cuore ferite, paure, incertezze, la Parola di Dio ci ricorda che la vita non nasce dai nostri sforzi o dai nostri equilibri precari, ma ha una sorgente più profonda: Dio stesso”. Lo ha detto, nella solennità del Corpus Domini, celebrata al Santo Sepolcro, il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa. Al centro dell’omelia, il mistero eucaristico come dono concreto: “Dio non si limita a parlarci della vita, non ci offre semplicemente un insegnamento: si fa nutrimento. Qui, in questo luogo, dove ricordiamo il corpo donato sulla croce e il corpo risorto, capiamo meglio cosa significa: l’Eucaristia è il modo concreto con cui Cristo continua a donarci la sua vita”. Richiamando il contesto della Terra Santa, il cardinale ha sottolineato: “Celebrando l’Eucaristia qui, non possiamo dimenticare la realtà che ci circonda. Ma la festa di oggi non ci spinge alla polemica, né allo scoraggiamento. Ci invita piuttosto a guardare più in profondità. Ci invita a lasciarci educare dallo sguardo di Dio, che non si ferma alla superficie, ma vede possibilità di vita anche dove noi vediamo solo difficoltà”. Da qui l’indicazione di una via possibile: “In mezzo alle tensioni, alle divisioni, alle fatiche di questa Terra, l’Eucaristia ci ricorda che la logica di Dio è diversa: non è la logica del trattenere, ma del donare; non è la logica del chiudersi, ma del condividere. È una logica che può sembrare fragile agli occhi del mondo, ma che in realtà è l’unica capace di costruire davvero”. Infine, l’invito a una testimonianza concreta: “Questo non risolve automaticamente i problemi, ma cambia il modo di stare dentro la realtà. Ci chiama a essere, qui, segni discreti ma reali di una vita diversa: capaci di custodire la vita, di gesti concreti di pace, di relazioni che non si chiudono nella paura. Qui comprendiamo che il dono non è perdita, ma passaggio alla pienezza”.

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