“Non basta regolare l’intelligenza artificiale: va disarmata e resa ospitale”. È l’appello lanciato dai presidenti delle Conferenze episcopali dei Paesi del G7 nel documento “Costruire ponti per la pace, la giustizia e la dignità umana”, diffuso in occasione del Vertice che si riunisce in Francia, richiamando l’enciclica “Magnifica Humanitas” di Leone XIV. I presuli chiedono ai leader del G7 e alle aziende tecnologiche “di stabilire regole internazionali chiare affinché le nuove tecnologie siano poste al servizio della persona umana e del bene comune”, citando il n. 110 dell’enciclica, dove il Papa scrive che “disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva”, e che “disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano: sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita”. L’intelligenza artificiale, osservano i vescovi, non va intesa solo come un insieme di strumenti da regolamentare, ma come “un ambiente che già plasma le relazioni umane, l’accesso al sapere, l’esercizio delle libertà e la partecipazione democratica”. I presuli sostengono gli appelli della Santa Sede a favore di “una governance etica dell’intelligenza artificiale” e di “una particolare vigilanza riguardo agli usi militari dei sistemi autonomi”.