Oggi anche in Italia il welfare si restringe, i diritti sono presentati come privilegi da meritare, le persone più vulnerabili vengono trasformate in minacce, il dissenso viene criminalizzato. In questo contesto il silenzio rischia la complicità. È da questo punto di partenza che il Cnca-Coordinamento nazionale comunità accoglienti lancia da Verona, sede ieri e oggi della sua assemblea nazionale, un invito rivolto a tutte le organizzazioni socie, ma più in generale a tutti coloro che operano nell’ambito del lavoro sociale: “Costruiamo insieme nuovi spazi di azione collettiva e resistenza democratica. Resistere da soli, o in piccoli gruppi identitari, non basta”. Occorre anche “ri-esistere”: “Ri-esistere significa re-istituire la propria presenza nel mondo, riconquistare il diritto di esistere come soggetti collettivi dotati di visione. Significa esporsi – uscire dall’invisibilità confortante del tecnicismo e dichiarare da che parte si sta, cosa si difende, a quale idea di vita comune ci si ispira. Ri-esistere non significa costruire un nuovo potere. Significa rendere inoperante il potere esistente: sottrarre consenso alle narrazioni dominanti, moltiplicare le pratiche alternative, dimostrare con la concretezza delle relazioni quotidiane che un’altra forma di stare insieme è possibile”.
Il Cnca ha espresso la sua posizione nel documento intitolato “Disobbedienti e presenti”, presentato nel corso dell’Assemblea, in cui si invitano operatori, operatrici e organizzazioni sociali a riscoprire il valore politico e culturale del loro lavoro: “Incontrando quotidianamente le contraddizioni del sistema, nel suo creare relazioni, aprire spazi di parola, difendere diritti, denunciare diseguaglianze, il lavoro sociale agisce su un piano culturale e politico necessario. Il gesto professionale diventa tale perché politico”. Un’azione che oggi, per il Cnca, non può prescindere da atti di disobbedienza civile “quando le istituzioni non proteggono, non garantiscono e addirittura separano e puniscono chi è considerato indesiderabile, quando la sofferenza e la protesta legittima vengono vilipese e punite, quando si contrasta e inibisce ogni lavoro di prossimità”.
Caterina Pozzi, presidente del Cnca, ha detto: “Sappiamo di vivere tempi in cui diritti e possibilità sono sempre più limitati e appannaggio di una sola parte della società. Le campagne populiste – costruite su nemici funzionali – esasperano le risposte, aumentano polarizzazioni e forme istituzionali che sempre più separano e allontanano un noi che va protetto a scapito di altri che devono essere allontanati, segregati, controllati. Il nostro lavoro si colloca proprio in questo spazio di tensione ed è necessario farlo con consapevolezza e lucidità, per non essere complici della normalizzazione del sistema. E dobbiamo farlo insieme, uscire sempre più da autoreferenzialità che impoveriscono per creare alleanze inedite, che ci diano la possibilità di poter cambiare e poter immaginare”.
All’Assemblea sono stati anche presentati l’opuscolo “Taccuino delle soglie. Sguardi dalla Bosnia Erzegovina e da Istanbul”, il libro “Terreferme. Famiglie che accolgono, approdi che curano”, la ricerca “Il nostro sistema integrato di tutela e accoglienza per minorenni e genitori con figli”.