L’Amministrazione Trump ha deportato in Messico migliaia di cubani, molti dei quali anziani, negando loro il giusto processo e lasciandone molti senza accesso ai servizi di base. La denuncia è dell’ong Human Rights Watch, in un rapporto pubblicato ieri.
Il rapporto di 66 pagine, intitolato “Metterci da parte a morire: cittadini cubani e di altri Paesi terzi deportati dagli Stati Uniti in Messico”, documenta gli abusi del Governo statunitense contro i cubani e i cittadini di altri Paesi terzi deportati in Messico tra gennaio 2025 e marzo 2026. Senza altre possibilità di ottenere la residenza permanente in Messico, molti deportati cubani, il cui Governo del Paese d’origine si rifiuta di riaccogliere, sono intrappolati in un “limbo giuridico”. Dal loro arrivo in Messico, hanno ricevuto poco o nessun sostegno da parte del governo, e molti sono senza accesso a un alloggio, al cibo o all’assistenza sanitaria. “L’Amministrazione Trump sta usando il Messico come una discarica per le persone che non può deportare nei loro paesi d’origine, compresi molti cubani che si trovavano negli Stati Uniti da decenni – afferma Alcira Silva Hava, Leonard H. Sandler, della divisione per i diritti dei rifugiati e dei migranti di Human Rights Watch –. Il Governo messicano non sta offrendo loro alcun modo per ottenere uno status legale duraturo al di fuori del sistema d’asilo, lasciando molti nel limbo senza un alloggio, senza medicine e alla mercé delle organizzazioni criminali”.
Human Rights Watch ha intervistato 53 cittadini deportati dagli Stati Uniti a Tapachula (Chiapas) e Villahermosa (Tabasco), tra cui 41 cubani. La maggior parte di loro aveva vissuto negli Stati Uniti, prevalentemente in Florida, per anni o decenni dopo essere fuggita da Cuba a causa della repressione politica o della mancanza di opportunità economiche. Molti avevano avviato attività commerciali, possedevano case e hanno lasciato familiari negli Stati Uniti. La maggior parte ha 60 anni o più e presenta patologie croniche che richiedono cure mediche continue.