Terra Santa: card. Pizzaballa, “non basta sperare, bisogna restare liberi nella verità e tenere aperte le relazioni”

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

“Il dolore deve essere sempre rispettato, perché è un’esperienza umana che ha bisogno di essere accolta. Però, le responsabilità sono diverse”. È uno dei passaggi centrali dell’intervento del card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, intervenuto ieri sera a un incontro promosso da Pro Terra Sancta, durante il quale ha presentato i contenuti della sua recente lettera pastorale “Tornarono a Gerusalemme con grande gioia”. Il cardinale ha insistito sulla necessità di mantenere uno sguardo “libero, aperto, ma anche critico che sappia riconoscere la verità”, senza trasformarla automaticamente “in un giudizio di condanna”. In un contesto segnato da forte polarizzazione, ha spiegato, “quello che è importante è essere autentici, veri, aperti, disponibili, accogliere anche le critiche, riconoscere i propri errori, stare dentro la verità”. Descrivendo la realtà locale come “molto dura, difficile, poco gratificante”, Pizzaballa ha sottolineato il valore di ogni gesto di vicinanza: “ogni gesto di incontro, di vicinanza, di carità è vissuto come un dono bello, grande”. Tuttavia, ha messo in guardia dalla tentazione del possesso: “qui non riesci mai a conseguire totalmente qualcosa. E quando accade la tentazione è trasformare questo dono in qualcosa da possedere”, dinamica che incide profondamente anche sulle relazioni. Il patriarca ha evidenziato come oggi “il dialogo interreligioso, il rapporto con cristiani, ebrei, musulmani non può più essere come prima”, invitando a partire dall’esperienza concreta e a creare spazi in cui “ciascuno porta la propria esperienza e anche la propria prospettiva dal punto di vista di fede”. In un contesto in cui “se tu non possiedi qualcosa, non conti”, l’indicazione è quella di custodire la libertà interiore: “si deve mantenere il proprio stile, accettare anche l’idea di essere un perdente, ma questo è anche un modo per tenere in vita la tua libertà”. Fondamentale lo sguardo verso Dio, che “ti consente di avere questa libertà verso l’altro senza pretendere di ricevere nulla in cambio”. Una tensione vissuta ogni giorno: “è una contraddizione quotidiana che devi abitare”, lavorando per “mantenere aperte le porte”, incontrare l’altro e preservare relazioni, senza illusioni ma con perseveranza. Gerusalemme resta, per il cardinale, uno spazio unico: “quando si entra, si entra dentro un’altra dimensione”, segnata dalla “preghiera e dalla liturgia che sono, con la comunità, respiro e cuore della città”. Accanto alle difficoltà, Pizzaballa ha richiamato le “piccole presenze silenziose, semi di bene”, incontrate anche a Gaza, in Cisgiordania e in Israele: persone, spesso giovani, che “si sono messe in gioco anche a rischio della vita o della solitudine”. “La storia non la possiamo cambiare – ha concluso – ma la lettura della storia ci può aiutare a evitare che diventi un pretesto per giustificare la violenza di oggi. Il fine di tutto è la città santa, la convivenza, lo stare insieme”.

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