“L’abate deve guidare i suoi discepoli con un insegnamento duplice, facendo cioè capire tutto quello che è buono e santo con i fatti ancor più che con le parole”: citando la Regola di san Benedetto, p. Ignasi M. Fossas, abate presidente della Congregazione Benedettina Sublacense-Cassinese, ha portato questa mattina la sua testimonianza alla 105ª Assemblea dell’Usg a Sacrofano. Il religioso ha proposto una lettura più articolata del carisma monastico, spesso ridotto alla formula ora et labora: vi ha aggiunto la lectio divina, la cura di sé (rege te ipsum) e la dimensione comunitaria. Sul piano della trasmissione, ha sottolineato l’importanza del linguaggio non verbale: “Il modo di parlare, la gentilezza nei rapporti, il modo di celebrare la liturgia, lo stile di governo sono elementi che trasmettono il carisma prima ancora delle parole”. Fossas ha distinto tra globalizzazione e cattolicità: “Negli aeroporti sperimento la globalizzazione, dove tutto diventa simile e comune; nei monasteri sperimento la cattolicità, cioè l’universalità della fede e del carisma nel rispetto dell’originalità personale e comunitaria”. Il governo del carisma, ha concluso, richiede di “vivere personalmente il carisma per poterne parlare agli altri”, nella consapevolezza che “spesso bisogna predicarlo sapendo di viverlo solo parzialmente. Anche questo, forse, fa parte dell’umiltà”.