Vittorio Messori: Testi (critico letterario), “uno scrittore colpito dall’abbassamento del divino nell’umano”

(Foto ANSA/SIR) WEB/WIKIPEDIA/

“Il suo penetrare nella laicità e nella quotidianità apparentemente banale, il colloquio profondo e mai banale con Pontefici e la capacità di analizzare non solo la dimensione strettamente religiosa, ma anche quella sociale e psicologica, adottando per un momento il punto di vista degli ‘altri’. Queste erano, e sono ancora oggi, le pietre miliari del cammino di Vittorio Messori”. Lo scrive Marco Testi, storico della letteratura e critico letterario, in un commento sulla figura dello scrittore scomparso nella notte del Venerdì Santo. Testi ricorda come Messori abbia saputo indagare “il livello sociale e quello psicologico, non solo quello prettamente religioso, mettendosi un attimo dalla parte degli ‘altri’”, come nel caso di Bernadette, di cui scrisse: “Forse non si riflette che su questa mocciosa da nulla gravano il divieto, la diffidenza, spesso le minacce di genitori, parenti, preti, suore, poliziotti, gendarmi, magistrati”. Il critico sottolinea che nelle sue opere — da “Dicono che è risorto” a “Ipotesi su Gesù” — Messori ha affrontato la Resurrezione trovando “nell’umano troppo umano, come avrebbe detto Nietzsche, il suo scandaloso, per i benpensanti, collegamento abissale”. “Se ne è andato alla soglia degli 85 anni uno scrittore che, partendo da radici radicalmente laiche, è rimasto colpito dall’abbassamento del divino nell’umano e ha rivelato la gioia, ma anche il desiderio di ripercorrere umanamente l’azione del Divino nei nostri umani giorni”, conclude Testi.​​​​​​​​​​​​​​​​

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