Oltre alle “guerre guerreggiate”, c’è anche “una conflittualità diffusa, che si esprime nella radicalizzazione delle posizioni politiche e culturali, nella litigiosità familiare e condominiale, nelle forme di violenza che abitano gli ambienti della vita quotidiana, nella crescente indisponibilità a cercare di capire l’altro e le sue ragioni”. A farlo notare è mons. Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca, nei suoi auguri ai fedeli per la Pasqua. “Del resto la croce, quella di Cristo e le tante che cascano sulle spalle degli uomini, è sempre l’esito di un conflitto che sfocia nella violenza e produce vari tipi di morte”, osserva il presule: “La tentazione di rassegnarsi, sia adeguandosi all’andazzo sfoderando gli artigli, sia rifugiandosi in ambiti separati e ben protetti, è fortissima: se ne colgono in continuazione piccole e grandi manifestazioni, a tutti i livelli”. In sintesi, per Giulietti, “la nostra società – forse anche le nostre comunità cristiane? – si mostra sempre meno capace di uno sguardo positivo verso il futuro, sgomenta com’è per un presente a tinte sempre più fosche”. “Ai disperati di ieri e di oggi il Risorto mostra un’alternativa alla rassegnazione, a quella ‘globalizzazione dell’impotenza’ che scoraggia il bene”, scrive il vescovo: “guardare ai travagli dell’esistenza e della storia come passaggi che possono condurre a un esito imprevedibile di vita”. “Quando uno vive da risorto – ce ne sono tanti anche in mezzo a noi! – attorno a lui le persone si aprono alla speranza e la violenza cede il passo al dialogo: la pace si diffonde, i conflitti si stemperano, la giustizia cresce ovunque”, assicura il vescovo.