Venerdì Santo: mons. Delpini (Milano), “la storia umana è assurda ma c’è un morire che chiama alla vita anche i morti”

“Bisogna riconoscere che la storia umana è assurda. Niente ha senso. Niente è come dovrebbe essere. Gli uomini sono impazziti e commettono pazzie”. Parte da questa constatazione mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, nell’omelia pronunciata ieri in Duomo durante la celebrazione della Passione e morte del Signore, dopo aver presieduto nel primo pomeriggio la Via Crucis all’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Di fronte all’assurdità della storia — il processo farsa, il potere impotente, i soldati violenti che scherniscono l’innocente — il presule indica l’unico evento che apre uno spiraglio di speranza: “C’è un morire che chiama alla vita anche i morti”. Il grido estremo di Gesù “scuote la terra e il cielo rende visibile il Santo dei Santi”, tanto che il centurione e i soldati proclamano: “Davvero costui era Figlio di Dio”. Per mons. Delpini, chi riconosce nel Crocifisso la rivelazione di Dio è chiamato a essere testimone di quella gloria attraverso “una tenace coerenza”: contestare l’assurdità della storia “rispondendo al male con il bene”, attraverso tre vie concrete. La prima è il perdono, “perdonare ogni giorno, settanta volte sette”. La seconda è la speranza “che viene dal Crocifisso: questa morte non è la conferma della vittoria della morte sulla vita, ma la rivelazione che è morendo che si risorge a vita nuova”. La terza è la libertà “dall’ossessione del possesso: la scelta di essere sobri, poveri, capaci di condividere”.​​​​​​​​​​​​​​​​

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