“La Pasqua non si festeggia. Si vive. È l’abbraccio di un Dio che non molla mai la presa perché è pazzo di noi. La Pasqua è l’abbraccio umano di chi sa che si risorge solo insieme”. Lo scrive mons. Giuseppe Mengoli, vescovo di San Severo, nel messaggio pasquale 2026. Il presule rivolge un pensiero diretto alle vittime della violenza e dell’esclusione: Mamina, giovane migrante morto nel ghetto L’Arena il 13 marzo; Mamadou, morto di freddo a gennaio nel ghetto di Torretta Antonacci; Saleh Mohammadi, 19 anni, impiccato il 19 marzo a Qom per aver manifestato il proprio dissenso politico. “Vorremmo chiamarti ‘fratello’, ma è ormai tardi per farlo, perché ti avremmo dovuto riconoscerti come tale prima”, scrive il vescovo rivolgendosi a Mamadou. Mons. Mengoli ricorda poi “i bambini uccisi sotto i bombardamenti in Medio Oriente, che dall’intelligence dei signori della guerra sono scandalosamente definiti ‘effetti collaterali’ del conflitto” e si rivolge anche “a chi è solo e continua ad aspettare invano qualcuno che venga a trovarti”. Il messaggio si conclude con un’affermazione netta: “Tutti abbiamo bisogno della Pasqua. Tutti di un abbraccio”.