Ghetti di Foggia: Caritas e Migrantes (San Severo), “Mamina e Aladji non sono numeri ma volti, persone, storie. Le istituzioni agiscano”​​​​​​​​​​​​​​​​

“A distanza di pochi giorni dalla morte di Mamina Nyassy, ucciso nel corso di una lite nel ghetto dell’Arena, nel pomeriggio del Venerdì Santo, nel ghetto di Torretta Antonacci, Aladji Singath si è tolto la vita impiccandosi. I loro corpi e i loro nomi devono ricordare a noi tutti che essi non sono numeri o cronoprogrammi da rispettare, ma volti, persone, storie, drammi”. Così don Andrea Pupilla, direttore della Caritas diocesana di San Severo, nel comunicato diffuso insieme a don Nazareno Galullo, direttore dell’Ufficio Migrantes della stessa diocesi, dopo la morte di Aladji Singath, cittadino del Gambia come Mamina Nyassy. Don Galullo denuncia le condizioni di chi vive nei ghetti: “Incontriamo non solo povertà materiale, ma anche una sofferenza più profonda, spesso invisibile: depressione, isolamento, mancanza di lavoro dignitoso, residenze negate, difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie”. I due organismi diocesani rivolgono un appello alle istituzioni, denunciando che “le risorse destinate dal PNRR al superamento dei ghetti, per un totale di circa 28 milioni di euro, non sono state utilizzate e sono ritornate al mittente”. L’auspicio è che “tutte le autorità lavorino concretamente per il superamento reale dei ghetti e per una sanatoria dei permessi di soggiorno”. Mercoledì 8 aprile alle 18 nel ghetto dell’Arena, alla presenza del vescovo mons. Giuseppe Mengoli, si terrà un momento di preghiera interreligiosa in ricordo di entrambe le vittime.​​​​​​​​​​​​​​​​

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