Veglia pasquale: mons. Caiazzo (Cesena-Sarsina), “vogliamo essere portatori e costruttori di pace”

“Siamo arrivati a celebrare questa Pasqua fortemente turbati, come la Maddalena e l’altra Maria. Siamo circondati dalla paura di tempi minacciosi, in cui intimidazioni e aggressioni di popoli prendono il posto della diplomazia. Noi invochiamo la Pace, desideriamo la Pace, vogliamo essere portatori e costruttori di Pace”. Lo ha detto mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Cesena-Sarsina, nell’omelia della veglia pasquale nella Basilica Cattedrale di Cesena, nel corso della quale dieci catecumeni hanno ricevuto il Battesimo. Il presule ha richiamato la figura delle due donne che si recano al sepolcro “all’inizio di un nuovo giorno, quando era ancora buio”, vedendo in loro il simbolo di “un’umanità che subisce la presenza di una cultura di morte che imperversa quasi senza ostacoli”. Ma è proprio in questo scenario di “notte profonda” che accade l’incontro con il Risorto: “Gesù è vivo e cammina per le strade dell’umanità, insieme a quanti fanno esperienza di risurrezione, nonostante la notte sembri ancora lunga”. Mons. Caiazzo ha sottolineato il significato del “tornare in Galilea” come invito a “fare questo passaggio indispensabile per tornare a gustare la forza travolgente del primo amore”, ricordando che il nome stesso di Galilea significa “anello d’amore”: “È il luogo dello sposalizio di Dio con l’uomo, che riceve da Dio l’anello del matrimonio per sempre”.

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