Lavoro: card. Battaglia (Napoli), “se uccide è idolatria del profitto. Una democrazia ‘fondata sul lavoro’ non può reggersi su sabbie mobili del precariato selvaggio”

(Foto diocesi di Napoli)

“Dio è un lavoratore, un artigiano di speranza. Ma che ne abbiamo fatto noi di questa dignità?”. si è posto questa domanda il cardinale arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia, intervenendo oggi alla Festa del Lavoro presso i laboratori Kiton di Arzano.
“Iniziamo dai nomi – ha affermato -. Non chiamiamoli ‘incidenti sul lavoro’. Chiamiamoli col loro nome: sono sacrifici umani sull’altare del profitto. Ogni volta che un operaio cade da un’impalcatura, ogni volta che un bracciante muore di fatica sotto il sole, ogni volta che un giovane non torna a casa dopo il turno di notte, è Cristo che viene crocifisso di nuovo”.
Di qui l’invito: “Non possiamo abituarci ai numeri. La morte sul lavoro è il fallimento di una civiltà. Quando la sicurezza diventa un ‘costo da tagliare’ e non un diritto sacro, abbiamo già perso la nostra anima. Una società che non protegge chi lavora è una società che ha smesso di amare. Non sono ‘morti bianche’ – non c’è niente di bianco o di pulito in queste morti – sono morti che gridano vendetta al cospetto di Dio perché sono nate dall’indifferenza, dalla fretta, dalla logica spietata del “fare di più con meno”. È un fallimento della Costituzione e un tradimento del Vangelo. Un lavoro che uccide non è lavoro, è idolatria del profitto”.
Il cardinale ha ricordato: “Se la nostra Costituzione mette il lavoro alla base dell’edificio comune, è perché il lavoro non è una merce, non è un numero in un bilancio: è la prosecuzione della creazione di Dio”.

(Foto diocesi di Napoli)

Il card. Battaglia ha osservato: “Una democrazia ‘fondata sul lavoro’ non può reggersi sulle sabbie mobili del precariato selvaggio, dove la vita è appesa a un contratto di un mese, togliendo ai nostri giovani la possibilità di sognare, di amare, di mettere su famiglia”.
L’arcivescovo ha ricordato anche “l’altra morte, quella lenta, silenziosa: la disoccupazione” e la necessità di “restituire anima all’economia”.

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