“La fede non appare come un rifugio per sottrarsi al mondo, ma piuttosto come una motivazione per entrarvi più a fondo”. Lo afferma don José María Díaz-Dorronsoro, docente della Pontificia università della Santa Croce e coordinatore del progetto di ricerca Footprints, in occasione del 1° maggio. Lo spunto è la presentazione, il 13 maggio, dei risultati della seconda indagine di Footprints, dedicata al rapporto tra giovani, fede, lavoro e impegno civico, condotta in 9 paesi – Argentina, Brasile, Filippine, Italia, Kenya, Messico, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti – su un campione di oltre 9.000 giovani. Per don Díaz-Dorronsoro, molti giovani credenti cercano nel lavoro “non solo un reddito, ma un significato”, vedendolo come “uno spazio in cui esercitare responsabilità, costruire relazioni, partecipare alla vita della società”. La fede, aggiunge, “può alimentare una forma di fiducia che non è evasione, ma capacità di tenere insieme realismo e speranza”, con ricadute civiche concrete. La risposta alle inquietudini del nostro tempo passa, conclude, “non da una fuga dal mondo, ma da un modo diverso di abitarlo”.