Terremoto in Friuli: mons. Cipolla (Padova), il 50° anniversario “occasione per fare memoria ma anche per dire grazie a quanti hanno servito e aiutato”

È passato mezzo secolo da quel 6 maggio 1976, quando un fortissimo terremoto stravolse le vite di migliaia di famiglie, distrusse paesi, mise in ginocchio una regione, provocò migliaia e migliaia di morti. Un convegno dal titolo “Servire. Dall’emergenza al coordinamento e all’animazione: 50 anni della Caritas diocesana” in programma a Gemona del Friuli il prossimo fine settimana.
La Chiesa di Padova rispose tempestivamente con la vicinanza e gli aiuti: “La sera del 6 maggio il terremoto. L’indomani mattina, il vescovo (mons. Girolamo Bortignon, ndr) invia a Udine il vicario generale, con un messaggio di solidarietà della diocesi a mons. Battisti e con un primo contributo in denaro” si legge nella cronaca di quel momento terribile ricostruita dalla Caritas diocesana per il Bollettino diocesano del 1976. La diocesi si mobilitò subito insieme alle altre Chiese del Triveneto, che nel giro di pochi giorni mandarono un primo contributo di 50 milioni di lire e da lì iniziò una gara di solidarietà che vide la società civile intera, oltre che le comunità cristiane, attivarsi per i fratelli e le sorelle del Friuli.
“Si distribuiscono gli incarichi: la Caritas avrà il coordinamento generale dell’iniziativa e si occuperà della raccolta di denaro; il Cuamm si occuperà dell’invio del personale nelle zone sinistrate, in accordo con la Prefettura e la Croce Rossa; il Centro delle Comunicazioni sociali e l’Azione cattolica cureranno la raccolta, la selezione, l’imballaggio e la spedizione del materiale, mentre la Radio R3 diffonderà di continuo appelli e segnalazioni”, prosegue la cronistoria. E in poco tempo la diocesi inviò 60 automezzi, carichi di ogni tipo di aiuti, oltre alle offerte raccolte che superarono in prima battuta i 210 milioni di lire.
Un’ondata di solidarietà che vide poi un momento di ulteriore importanza grazie all’intuizione di mons. Giovanni Nervo, di cui si è aperta lo scorso 13 dicembre 2025 la causa di beatificazione, che da pochi anni aveva dato vita alla Caritas italiana: i gemellaggi tra 73 parrocchie colpite del Friuli e 81 diocesi d’Italia.
La Chiesa di Padova venne gemellata con le due parrocchie di Sedilis e Ciseris (e successivamente anche con Zomeais), con degli impegni precisi che vennero man mano documentati dal settimanale diocesano La Difesa del popolo: la costruzione di due centri di comunità per le due parrocchie gemellate con la diocesi di Padova, per un costo globale di circa 50 milioni di lire; il finanziamento di un campo di lavoro con la presenza costante di un minimo di 17 e un massimo di 50 persone, anche con la presenza di medico e infermiere per gestire due ambulatori; l’invio di qualche sacerdote volontario ad affiancare e sostenere i due parroci; l’invio di una piccola comunità di suore per la cura dei fanciulli e degli anziani e soprattutto la vicinanza spirituale e la disponibilità continua a sostenere ogni necessità per queste due parrocchie gemellate.
“Questo anniversario – sottolinea il vescovo Claudio Cipolla – è un’occasione importante per fare memoria di una catastrofe che ha segnato la storia di una popolazione, ma anche per dire grazie a quanti hanno servito e aiutato in quel tragico momento. In particolare un grazie per tutti a mons. Giovanni Nervo, che riuscì con la sua lungimiranza a trovare una strada e un metodo – quello dei gemellaggi – per essere vicini ai fratelli e alle sorelle provati dalla morte, dalla sofferenza e dalla distruzione; per essere Chiesa, vicina nella sofferenza con l’aiuto concreto e con la vicinanza umana e spirituale. Un esempio di carità vissuta nel senso più pieno che diventa esempio sempre attuale per le nostre comunità oggi”.
Al 50° anniversario del terremoto del Friuli dedica un approfondimento il numero in uscita del settimanale diocesano La Difesa del popolo.

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