Oggi, mercoledì 29 aprile, è stato presentato il Dossier 2026 sulle povertà e le risorse in diocesi, curato dall’Ufficio pastorale Caritas della diocesi di Lucca. Quest’anno s’intitola “Abbi cura”. Nell’introduzione al volume, l’arcivescovo Paolo Giulietti spiega: “La ‘cura’ non è un intervento che si possa limitare all’erogazione di alcuni beni e servizi in risposta ad altrettanti bisogni, ma è fondata su una relazione autentica e profonda, che consente di cogliere elementi altrimenti nascosti e di osservare i percorsi delle persone e delle famiglie in modo certamente più approfondito rispetto al mero possesso dei dati. Questo approccio, possibile grazie al prezioso servizio dei volontari che presidiano i numerosi Centri d’ascolto presenti in diocesi, rende giustizia alla visione evangelica della solidarietà, per cui non importa solo il “cosa” si dà, ma anche il “come” lo si offre”.
Nel 2025, il sistema dei Cda ha intercettato complessivamente 2.513 persone, a cui si aggiungono 217 utenti seguiti dal Gruppo Volontari accoglienza immigrati. La distribuzione territoriale evidenzia una forte concentrazione nella città di Lucca e nella Piana (1.705 utenti), seguita dalla Versilia (585) e dalla Valle del Serchio (223). Tra gli utenti che si rivolgono ai Cda c’è una prevalenza femminile (55,8%). Tra le donne prevalgono le italiane, mentre tra gli uomini si registra una maggiore presenza di stranieri. Dal punto di vista anagrafico, la popolazione accolta si concentra prevalentemente nelle fasce adulte e di mezza età, con una forte incidenza tra i 45 e i 64 anni. Tra gli italiani prevalgono le classi di età più avanzate, mentre tra gli stranieri si osserva una maggiore presenza nelle età centrali della vita lavorativa. Le persone straniere provengono da circa 70 Paesi, con una significativa incidenza di cittadini dell’Africa settentrionale, dell’Asia e dell’Europa orientale non comunitaria. Tra le nazionalità più rappresentate emergono Marocco, Sri Lanka, Romania e Albania. La famiglia è il fulcro delle fragilità sociali che incontrano i Cda: mentre tra gli stranieri prevalgono i nuclei coniugali con figli (povertà intergenerazionale), tra gli italiani cresce l’isolamento delle persone sole e dei separati. Il basso livello d’istruzione (licenza media) resta prevalente in chi bussa alla Caritas, ma la crescita di diplomati e laureati tra gli utenti segna un mutamento della povertà. Se la disoccupazione rimane la causa principale di fragilità (64%), emerge con forza il fenomeno dei working poor: il 20,5% degli assistiti ha un’occupazione, ma in contesti così precari o irregolari. La maggioranza degli utenti vive in affitto, mentre una quota minoritaria dispone di un’abitazione di proprietà. Emergono inoltre forme di precarietà abitativa, come la convivenza con amici o parenti, il ricorso ad alloggi di fortuna e, in alcuni casi, l’assenza di una dimora stabile. Queste situazioni, più frequenti tra gli stranieri, evidenziano condizioni di marginalità acuta. L’accesso all’edilizia popolare, più diffuso tra gli italiani, sottolinea inoltre le disuguaglianze nell’accesso alle politiche pubbliche. Infine risulta importante sottolineare come solo il 46,3% degli utenti che si rivolgono ai Cda è contemporaneamente seguito dai servizi pubblici, con una significativa disparità tra italiani e stranieri.