Migrazioni: Molfetta, “si contraggono i diritti dei richiedenti asilo”. Grassini, “la presenza straniera contribuisce alla tenuta demografica”

Nel mondo, in Europa e in Italia quante sono le persone che devono scappare? Da quali cause e politiche sono determinate queste fughe? È partita da queste domande Cristina Molfetta, antropologa culturale, intervenendo oggi pomeriggio a Napoli al convegno “Migrazioni e Chiesa. Processi teologico-pastorali di inclusione”, organizzato dalla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale (Pftim), con il sostegno del Servizio nazionale per gli Studi superiori di Teologia e di Scienze religiose della Cei . Illustrando lo scenario europeo del nuovo patto asilo e immigrazioni e le sfide nel nostro Paese, Molfetta ha evidenziato che “la situazione di instabilità e crisi aumenta, ma le norme per regolare le domande d’asilo, i richiedenti asilo e rifugiati vanno nella direzione di una contrazione dei loro diritti, anche violando le convenzioni internazionali e i diritti umani”.
Ciro Grassini, sociologo e coordinatore scientifico del Dossier regionale sulle Povertà in Campania, nel suo intervento ha proposto un’analisi del fenomeno migratorio nel Mezzogiorno attraverso quattro direttrici interpretative: la limitata incidenza quantitativa della popolazione straniera, il ruolo delle migrazioni nel rendere visibili gli squilibri strutturali dei territori, la progressiva riduzione della capacità inclusiva del mercato del lavoro e il funzionamento del sistema abitativo come fattore di selezione nell’accesso ai diritti. “Il confronto tra il contesto nazionale e quello meridionale evidenzia come la minore presenza straniera non esaurisca la comprensione del fenomeno, a fronte di livelli più elevati di povertà assoluta e relativa e di una maggiore esposizione al rischio di povertà o esclusione sociale, in particolare tra le famiglie con componenti straniere e minori”. L’analisi del mercato del lavoro restituisce “un quadro caratterizzato da elevata partecipazione dei cittadini stranieri, ma segnato da instabilità contrattuale, segmentazione occupazionale e concentrazione nei comparti meno tutelati”. Parallelamente, “i dati dei Centri di ascolto Caritas confermano il carattere prevalentemente autoctono della povertà nel Mezzogiorno, rafforzandone la natura strutturale”. Particolare rilievo assume “la dimensione abitativa, in cui rigidità dell’offerta, selettività dei criteri di accesso e diffusione di pratiche escludenti delineano un continuum di vulnerabilità che incide direttamente sull’effettivo accesso ai diritti fondamentali”. In conclusione, Grassini ha proposta una riflessione sul ruolo delle migrazioni nelle aree interne, attraverso due casi studio – nel beneventano e in Calabria – che evidenziano come, in contesti segnati da spopolamento e contrazione dei servizi, “la presenza straniera possa contribuire alla tenuta demografica, sociale ed economica dei territori”.

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